Crescono gli abbonamenti alla Fenice, ma per i dipendenti il bonus natalizio è bloccato

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre gli abbonamenti per la stagione lirica 2025/2026 del Teatro La Fenice registrano un incremento del 7%, un balzo che supera il ritmo consolidato degli anni passati e che il sovrintendente Nicola Colabianchi ha indicato come un segnale di vitale interesse verso uno dei templi dell'opera più riconosciuti al mondo, una decisione del Consiglio di Indirizzo ha interrotto quella che per il personale era ormai una consuetudine. Nella stessa riunione del 19 novembre, durante la quale è stata rinnovata la fiducia a Colabianchi e alla direttrice musicale designata Beatrice Venezi, l'organo ha votato all'unanimità di non erogare la rata invernale del welfare aziendale, una gratificazione di circa 1.300 euro che veniva corrisposta, suddivisa in due tranche, dal 2018 e che molti consideravano una sorta di pacchetto natalizio. La direzione, che ha fatto circolare i dati positivi sulla vendita dei abbonamenti proprio in un momento di forti tensioni interne, ha motivato la scelta con questioni di bilancio, acuendo una frattura che si era già manifestata con la richiesta, avanzata dalla totalità dei dipendenti lo scorso 22 settembre, di ritirare l'incarico a Venezi.

La protesta delle Rsu: «Chi costruisce il modello viene punito»

A confermare il malcontento è stata una nota delle Rappresentanze Sindacali Unitarie, le quali hanno espresso una critica severa verso una gestione giudicata contraddittoria. Nella loro dichiarazione, le Rsu hanno sottolineato come, mentre la dirigenza, "presidente incluso", da un decennio compare "sorridente sui giornali accanto alla pubblicità del 'Modello Fenice'", chi quel modello lo costruisce materialmente ogni giorno, "oggi, viene punito". Una presa di posizione che delinea un clima di scontro, andato oltre le semplici proteste formali per investire la sfera delle relazioni industriali e del riconoscimento economico, in un settore, quello della cultura, dove la retribuzione del lavoro artistico e tecnico è spesso al centro di dibattiti.

Lo sfondo: la stagione inaugurata tra tradizione e modernità

A fare da sfondo a queste vicende amministrative, il teatro ha comunque inaugurato la sua stagione Lirica e Balletto con un allestimento de *La Clemenza di Tito* che è stato letto come un dialogo tra tradizione e modernità. Il regista Paul Curran ha offerto una lettura coraggiosa e attuale del dramma mozartiano, un'operazione i cui esiti sono stati resi ancora più efficaci dal lavoro congiunto di Gary McCann per le scene e i costumi contemporanei e del light designer Fabio Barettin. Insieme hanno costruito un ambiente simbolico, sospeso tra passato e presente, che ha saputo far emergere la clemenza come un gesto rivoluzionario di responsabilità, dimostrando come l'istituzione continui a produrre arte di alto livello nonostante le turbolenze che ne attraversano gli uffici.

Il paradosso degli abbonamenti e la minaccia futura

Il dato positivo sugli abbonamenti, con ottanta nuovi sottoscrittori, presenta però un paradosso non trascurabile, poiché giunge in piena polemica sulla direzione artistica. Se da un lato viene utilizzato per stemperare l'idea di una difficoltà del teatro, dall'altro si scontra con la minaccia, avanzata da oltre centocinquanta abbonati, di non rinnovare il proprio sostegno proprio a partire dal 2026, anno in cui Beatrice Venezi entrerà effettivamente in carica. Un elemento, questo, che getta un'ombra incerta su un risultato altrimenti positivo e che sembra legare indissolubilmente le sorti artistiche a quelle di un conflitto interno ancora lontano dall'essere composto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.