Gallagher-Lavrov, a Mosca il Vaticano rilancia il dialogo: «Questa guerra deve finire»
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Redazione Esteri
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«Questa guerra deve finire». Con queste parole, nette e senza ambiguità, monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati del Vaticano, ha sintetizzato il messaggio portato a Mosca nel corso dell'incontro con il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov.
Il colloquio, svoltosi martedì 25 agosto presso la sede del Ministero degli Esteri russo, ha segnato un momento significativo nella ripresa del dialogo diplomatico tra Santa Sede e Federazione Russa, interrotto di fatto dal 2021, prima dell'inizio del conflitto su larga scala in Ucraina.
«Il conflitto non si risolve con i mezzi militari»
Al termine del faccia a faccia, durato diverse ore, Gallagher e Lavrov hanno tenuto una conferenza stampa congiunta, un evento che di per sé sottolinea la volontà di dare visibilità a questo tentativo di riavvicinamento. Il segretario vaticano, che lo scorso luglio si era già recato a Kiev incontrando il presidente Volodymyr Zelensky, ha ribadito la posizione chiara della Santa Sede: «La posizione della Santa Sede è chiara: il conflitto non può essere risolto con mezzi militari.
È essenziale creare le condizioni per un processo politico e diplomatico e avviare negoziati autentici con il sostegno della comunità internazionale». Gallagher ha espresso profonda preoccupazione per l'aumento delle vittime e ha sottolineato l'urgenza di fermare le ostilità, avvertendo che «più a lungo durerà, più difficile sarà raggiungere una soluzione adeguata» e che «ogni giorno i combattimenti generano nuove vittime ostacolando ulteriormente una riconciliazione futura».
Lavrov ringrazia per la «posizione equilibrata»
Dal canto suo, Sergej Lavrov ha definito il colloquio «molto utile» e ha ringraziato la Santa Sede per la «posizione equilibrata» mantenuta sul conflitto in Ucraina e per l'impegno attivo nella risoluzione di questioni umanitarie urgenti.
Il ministro russo ha inoltre descritto i rapporti con il Vaticano come «affidabili, amichevoli e pragmatici», confermando la disponibilità a collaborare su dossier come il ritorno dei bambini ucraini alle loro famiglie e lo scambio di prigionieri, temi che rappresentano altrettanti tasselli per «contribuire a costruire un minimo di fiducia» tra le parti in conflitto.
È emersa, nelle dichiarazioni di Lavrov, anche una critica alle forniture di armi occidentali a Kiev, che il ministro ha accostato a un presunto ritorno del neonazismo in Europa, pur riconoscendo il gesto di Gallagher che aveva deposto una corona al monumento al Milite ignoto a Mosca.
Punti di convergenza e ruolo di Zuppi
Nonostante la durezza delle posizioni contrapposte sul campo, l'incontro ha fatto emergere alcuni «punti di convergenza» sulla necessità di mantenere aperti i canali di comunicazione. Oltre ai temi umanitari, il colloquio ha toccato anche la situazione in Medio Oriente e le relazioni bilaterali. Su questi fronti, il lavoro dell'inviato di pace vaticano, il cardinale Matteo Zuppi, proseguirà con una nuova missione a Mosca prevista per settembre, dopo i precedenti viaggi del 2023 e del 2024.
Gallagher ha sottolineato che, sebbene rimangano «differenze sostanziali», il dialogo è l'unica strada percorribile, in linea con gli appelli di Papa Leone XIV, che aveva già invitato a «fermare la spirale di violenza e dare spazio alla diplomazia e al dialogo» lo scorso 9 agosto.
La missione prosegue
Il viaggio di Gallagher, che proseguirà fino a venerdì, prevede nei prossimi giorni un incontro con Yuri Ushakov, consigliere per la politica estera del presidente Vladimir Putin, e una riunione con la comunità cattolica di Mosca, durante la quale celebrerà una messa nella cattedrale dell'Immacolata.
Proprio mentre il segretario vaticano si trovava a Mosca, un ringraziamento al Papa e alla Santa Sede è arrivato anche da Kiev, con il presidente Zelensky che ha espresso gratitudine per «il forte sostegno spirituale del Vaticano» e per l'aiuto nel processo di pace e nel rimpatrio dei bambini ucraini. Questa concomitanza di segnali, apparentemente contrapposti, evidenzia il complesso e peculiare ruolo della diplomazia vaticana, che cerca di mantenere aperti tutti i canali possibili, nel tentativo di gettare le basi per un futuro cessate il fuoco.
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