La missione di Gallagher a Mosca: un viaggio lungo e difficile per riaprire un dialogo di pace
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Redazione Esteri
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La visita del segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, l'arcivescovo Paul Richard Gallagher, nella Federazione Russa, dal 24 al 28 agosto, è stata un evento carico di significati politici e diplomatici. Un rientro alla normalità dei contatti ad alto livello, interrotti dallo scoppio della guerra su larga scala nel febbraio 2022, dopo la precedente missione del presule a Mosca nel novembre del 2021.
Ma al di là degli incontri istituzionali, il viaggio in sé ha assunto un valore quasi simbolico, a testimonianza di quanto le relazioni internazionali si siano fatte complesse e di quanto la Santa Sede sia disposta a percorrere strade lunghe e tortuose pur di non interrompere il dialogo.
La lunga strada verso Mosca
Lo ha ricordato lo stesso arcivescovo Gallagher al suo rientro, in un'intervista rilasciata ai media vaticani. Il viaggio per raggiungere Mosca, a causa della sospensione dei collegamenti aerei diretti tra la Russia e i Paesi dell'Unione Europea, è diventato un vero e proprio periplo: almeno dodici ore, tra scali e voli, attraversando i Balcani, costeggiando i confini ucraini e sorvolando i cieli della Bielorussia, laddove prima del 2022 ne bastavano quattro. Un percorso macchinoso che, nelle parole dell'arcivescovo, ha assunto una "dimensione simbolica".
Questa lunga trasferta, ha aggiunto, "è indicativa della volontà del dialogo che la Santa Sede vuole portare avanti"; un dialogo portato avanti da anni, sia attraverso l'ambasciata russa presso la Santa Sede, sia tramite il lavoro del nunzio apostolico Giovanni D'Aniello a Mosca. Un impegno, quello della Santa Sede, che non si è mai interrotto, nemmeno nei momenti più difficili del conflitto.
Incontri al vertice e la posizione della Santa Sede
L'agenda della missione è stata fitta di appuntamenti di primo piano: l'incontro con il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, il 25 agosto; il colloquio con il metropolita Antonij di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca; e il giorno successivo, il confronto con Yuri Ushakov, consigliere del presidente della Federazione Russa per la politica estera. In tutte le sedi, il messaggio della Santa Sede è rimasto chiaro e costante: "Questa guerra deve finire".
Lo ha ribadito con forza monsignor Gallagher durante la conferenza stampa congiunta con Lavrov, sottolineando che il conflitto "non può essere risolto con mezzi militari" e che l'unica strada percorribile è quella del dialogo diplomatico. Una linea che, come ha confermato lo stesso arcivescovo, evita di entrare nei particolari tecnici dei negoziati, demandando tale responsabilità alle parti in causa, per concentrarsi invece sull'appello alla buona volontà e alla ricerca di uno spazio per il dialogo.
La missione ha visto la presenza quasi contemporanea a Mosca anche del direttore della Cia, John Ratcliffe, un fatto che il ministro Lavrov ha commentato come un riflesso del "desiderio di venire e parlare" con la Russia.
Il fronte umanitario e il ruolo del cardinale Zuppi
Al centro dei colloqui, oltre alle prospettive politiche, c'è stata l'urgente questione umanitaria. Monsignor Gallagher ha espresso "profonda preoccupazione" per l'aumento delle vittime civili e ha ribadito la necessità di rispettare le leggi internazionali, inclusa la protezione dei civili. La Santa Sede si è detta pronta a offrire il proprio sostegno per facilitare lo scambio di prigionieri e il ritorno dei bambini ucraini deportati in Russia, questioni su cui il lavoro del cardinale Matteo Zuppi, inviato di pace per l'Ucraina, continua a essere centrale.
Proprio sul ruolo del cardinale Zuppi, il segretario vaticano ha auspicato che la sua missione di pace possa proseguire e che possa tornare presto a Mosca, per essere testimone "di quanto la Chiesa locale e le comunità cattoliche stanno facendo". A conferma di questo impegno, l'arcivescovo ha celebrato una messa nella Cattedrale dell'Immacolata Concezione di Mosca, trasmettendo ai fedeli i saluti di Papa Leone XIV e invitandoli a diventare "artigiani della pace nella nostra vita quotidiana".
Un dialogo "franco e costruttivo" ma con differenze sostanziali
Nonostante le parole di apprezzamento espresse da entrambe le parti, il ministro Lavrov, al termine dei colloqui, ha definito l'appello di Gallagher "generico" e ha ribadito di aver "illustrato le richieste fondamentali della Russia", ringraziando il Vaticano per la sua "posizione equilibrata" sul conflitto. La stessa Santa Sede ha riconosciuto che, sebbene il dialogo sia stato "franco e costruttivo", permangono "differenze sostanziali" tra le posizioni.
Tuttavia, l'arcivescovo Gallagher ha voluto rimarcare un punto cruciale: "Storicamente tutti i conflitti, tutte le guerre terminano con un negoziato, con un accordo, e poi si comincia a ripristinare le relazioni tra gli ex belligeranti. In questo senso la diplomazia offre e promette una possibile soluzione". Un messaggio di speranza, ma anche un richiamo alla responsabilità, in un momento in cui il conflitto sembra avviarsi verso un nuovo, duro inverno e le prospettive di una tregua appaiono più lontane che mai.
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