La missione di monsignor Gallagher a Kiev si conclude con l'incontro con Zelensky e l'omaggio a Maidan

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Si è conclusa oggi a Kiev la missione diplomatica dell'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali della Santa Sede, un viaggio che ha scandito cinque giornate dense di incontri istituzionali e gesti dal forte valore simbolico.

L'ultima tappa, prima del rientro in Vaticano, ha visto il presule rendere omaggio al memoriale di Maidan, il luogo che per gli ucraini rappresenta la memoria viva delle vittime della rivoluzione del 2013-2014 e, successivamente, di quelle del conflitto scoppiato nel Donbass e proseguito con l'invasione su larga scala del febbraio 2022.

L'udienza con il presidente Zelensky e la disponibilità della Santa Sede

Nel corso della mattinata, monsignor Gallagher è stato ricevuto dal presidente Volodymyr Zelensky, un colloquio che ha rappresentato il vertice istituzionale della visita. Al termine dell'incontro, lo stesso Zelensky ha riferito tramite il proprio account social che il diplomatico vaticano ha ribadito la disponibilità della Santa Sede a ospitare un eventuale vertice tra il leader ucraino e il presidente russo Vladimir Putin.

"Uno dei formati che potrebbe contribuire a rendere possibile la pace è un incontro a livello di leader", ha scritto il presidente ucraino, sottolineando come la delegazione della Santa Sede si trovasse a Kiev proprio nel giorno in cui la Russia ha sferrato un massiccio attacco contro la popolazione civile, un'offensiva che, nelle parole di Zelensky, dimostra come Mosca non voglia porre fine a queste ostilità.

Il significato del memoriale di Maidan

La giornata si è aperta con la visita al memoriale di Maidan Nezalezhnosti, la piazza dell'Indipendenza che è divenuta il cuore pulsante della resistenza civile ucraina. L'arcivescovo ha deposto dei fiori nel luogo che commemora i caduti della cosiddetta "rivoluzione della dignità", un momento che ha assunto un peso specifico notevole se letto alla luce della missione odierna del Vaticano, che non si limita alla mediazione politica ma abbraccia anche una profonda dimensione umanitaria e spirituale.

L'omaggio alle vittime del 2014 si intreccia idealmente con la supplica per la pace rivolta ieri dalla stessa autorità vaticana al santuario mariano del monte Carmelo, situato a poche decine di chilometri dalla capitale ucraina, dove Gallagher ha guidato una preghiera collettiva per chiedere la fine delle ostilità.

Le tappe di una missione complessa

L'arrivo a Kiev, avvenuto qualche giorno fa, ha segnato l'inizio di un pellegrinaggio diplomatico che ha toccato diverse realtà del Paese, offrendo un sostegno concreto alle comunità locali e portando la voce del Pontefice in un territorio martoriato da oltre due anni di guerra.

L'arcivescovo, durante la sua permanenza, ha incontrato non solo le massime cariche dello Stato, ma anche rappresentanti delle Chiese locali e organizzazioni caritative, ribadendo la posizione della Santa Sede che, pur mantenendo una linea di equidistanza politica, non ha mai smesso di sollecitare corridoi umanitari e iniziative di dialogo.

La visita di oggi, tuttavia, si concentra sull'aspetto più squisitamente politico della sua missione, con l'incontro con Zelensky che rappresenta il tentativo di mantenere viva la finestra di confronto, sebbene le condizioni sul campo rimangano estremamente difficili.

La risposta ucraina e il ruolo della diplomazia vaticana

La disponibilità della Santa Sede a fungere da garante o semplice ospite per un vertice tra i due capi di Stato era già stata ventilata in passato, ma la conferma giunta oggi da Zelensky rilancia l'ipotesi di un tavolo negoziale che, al momento, appare ancora lontano dalla concreta realizzazione. Il presidente ucraino ha voluto sottolineare con forza la continuità degli attacchi russi, utilizzando la coincidenza temporale della visita con i bombardamenti per evidenziare quella che considera una persistente volontà bellica da parte del Cremlino.

In questo contesto, la missione di Gallagher, che ha scelto di concludersi con un gesto di raccoglimento dinanzi ai caduti, assume le sembianze di un messaggio inequivocabile: la pace non può prescindere dal riconoscimento del dolore delle popolazioni coinvolte e dal rispetto della loro sovranità.

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