Trump valuta accordi economici con Mosca prima della fine della guerra in Ucraina
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Donald Trump è tornato alla Casa Bianca promettendo di chiudere il conflitto ucraino nelle prime ventiquattro ore del suo mandato. A venti mesi dal suo insediamento, quella promessa è rimasta lettera morta: russi e ucraini continuano a fronteggiarsi lungo una linea del fronte che non si muove, mentre Vladimir Putin insiste nel pretendere il controllo di territori che Mosca non ha ancora conquistato. Di fronte a questo stallo, l'amministrazione americana starebbe ora valutando un cambio di passo radicale, che ribalta l'impostazione seguita finora.
Secondo quanto riportato dal New York Times, che cita due fonti vicine ai negoziati, la Casa Bianca starebbe considerando la possibilità di firmare accordi commerciali con la Russia prima ancora della conclusione delle ostilità. Si tratta di un'inversione rispetto alla linea sostenuta fino a oggi, secondo cui soltanto una pressione economica e militare crescente avrebbe potuto indurre Putin a scendere a compromessi.
Washington ritiene ora che la cooperazione economica possa diventare uno strumento per far avanzare i negoziati e convincere i falchi anti-americani della cerchia presidenziale russa che Trump intende davvero instaurare nuove relazioni con Mosca.
L'idea sarebbe maturata dopo i colloqui condotti dagli inviati speciali Steve Witkoff e Jared Kushner a Mosca e Kiev. Il quadro che ne è emerso è quello di una ferma opposizione ucraina alla cessione di territori non conquistati, condizione che Putin continua a porre come pregiudiziale per qualsiasi cessate il fuoco. Da qui la ricerca di una via alternativa, che passerebbe per il coinvolgimento dell'élite russa in grandi progetti congiunti, dalle terre rare all'energia, nell'auspicio che siano proprio gli ambienti economici vicini al Cremlino a premere per una soluzione negoziata.
Non è chiaro quali intese specifiche siano in discussione, ma secondo le fonti giornalistiche i funzionari russi avrebbero avanzato in passato proposte che riguardano terre rare e alluminio, joint venture nell'Artico e persino il coinvolgimento di aziende americane nella vendita di gas naturale russo all'Europa.
Dopo l'incontro con Witkoff e Kushner all'inizio di settembre, il consigliere di Putin per la politica estera, Yuri Ushakov, aveva confermato che erano state «discusse in modo piuttosto approfondito questioni economiche e potenziali grandi progetti russo-americani reciprocamente vantaggiosi».
Il contesto commerciale tra i due Paesi resta però estremamente ridotto. I dati relativi al 2025 indicano che gli scambi di beni e servizi tra Stati Uniti e Russia hanno totalizzato circa 5,9 miliardi di dollari, con un deficit commerciale americano di 3,2 miliardi. La quota degli Stati Uniti nell'interscambio complessivo russo è rimasta al di sotto dell'1 per cento.
Le importazioni americane dalla Russia riguardano principalmente fertilizzanti, uranio arricchito e palladio, mentre le esportazioni verso Mosca sono concentrate in prodotti farmaceutici e strumenti medicali e ottici.
La possibile apertura economica convive con un elemento di segno opposto. Il Congresso ha da poco approvato il primo pacchetto di sanzioni anti-russe dell'era Trump, che attende soltanto la firma presidenziale per entrare in vigore. Il provvedimento autorizza il presidente a imporre dazi fino al 100 per cento sulle merci provenienti dai Paesi che acquistano petrolio e gas russi, con l'obiettivo di recidere le fonti di finanziamento della macchina bellica di Mosca.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
