L’insediamento di Peter Magyar e i passi di “Bulibarò”: l’Ungheria cambia volto tra giuramento e air guitar

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Che la politica, talvolta, sappia trasformarsi in uno spettacolo popolare – capace di mescolare il solenne rituale del giuramento con la leggerezza di una performance social – lo si è visto chiaramente a Budapest, dove l’avvento di Peter Magyar ha riscritto in poche ore le coordinate del potere ungherese. La cerimonia, tenutasi in una Piazza Kossuth gremita oltre ogni previsione, ha restituito l’immagine di una transizione rapida e orchestrata: l’ex insider del regime, colui che aveva promesso di “aprire il ventre della balena” denunciando la corruzione sistemica del Fidesz, ha prestato giuramento come nuovo primo ministro. Non è stato, questo, un fulmine a ciel sereno, bensì l’apice di una cavalcata politica durata quattordici mesi, durante i quali Magyar ha saputo canalizzare il malcontento verso i sedici anni di governo Viktor Orbán.

La piazza e il ritmo della svolta

Mentre le campane della Basilica di Santo Stefano sembravano rintoccare la fine di un’epoca più che richiamare i fedeli alla messa domenicale, l’attenzione dei presenti e delle telecamere si è spostata su un altro protagonista: Zsolt Hegedus, nuovo ministro della Salute, già ribattezzato “il ministro ballerino” per via di un’esibizione diventata virale. In giacca e cravatta, sulle scale del Parlamento – ma poi anche sul palco allestito per l’insediamento dell’esecutivo – Hegedus ha improvvisato passi di danza e air guitar, replicando il balletto che, dopo la vittoria elettorale di Magyar, aveva già fatto il giro del web e delle televisioni. La folla, incollata ai maxi schermi in piazza, ha risposto con un’esplosione di entusiasmo, e migliaia di persone hanno ripostato sui social quelle immagini, consegnando al neoministro un nuovo soprannome: “Bulibarò”, il barone della festa.

Dalla denuncia alla danza: i contorni di una vittoria annunciata

La vittoria del partito Tisza – che ha spazzato via il lungo ciclo orbániano – non è stata raccontata solo attraverso i numeri elettorali o le dichiarazioni di giunta, ma anche attraverso questi frammenti di cultura pop che, volenti o nolenti, fissano nella memoria collettiva il clima di un’investitura. L’ex insider divenuto premier, del resto, aveva costruito la sua ascesa proprio sulla rottura con le vecchie pratiche di potere, e la presenza scenica di Hegedus – con quel ballo sfrenato che molti hanno letto come una liberatoria presa di distanza dalla rigidità del passato – ne è diventata l’involontaria coreografia. Nessun dettaglio ufficiale è stato fornito riguardo eventuali atti formali collegati a quella performance; il Ministero della Salute ungherese non ha rilasciato dichiarazioni in merito, limitandosi a confermare la nomina.

Un giuramento, una folla, e il peso dei simboli

In Piazza Kossuth, dove un tempo le folle ascoltavano i discoursi di Orbán, ora si respirava aria di reset. Magyar, dal canto suo, ha prestato giuramento con tono misurato, senza concedersi eccessi retorici, lasciando che fosse il gesto plateale del suo ministro a catalizzare l’attenzione mediatica. Hegedus, dal canto loro – e qui si usa il plurale per includere l’intero gruppo dei nuovi dirigenti – ha fornito alla cronaca un’immagine destinata a restare: quella di un esecutivo che, almeno nella sua messa in scena iniziale, non disdegna l’ironia e la leggerezza, pur in un contesto di profonda ristrutturazione del sistema giudiziario e amministrativo. I primi atti del nuovo governo, al momento, non sono ancora stati resi noti nella loro interezza; ma il segnale visivo lanciato dalla capitale ungherese è chiaro, e viaggia alla velocità di un tweet o di un reel.

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