Pisa-Atalanta 1-1, le spigolature di Serina. C’è chi suda la maglia. E chi se la fa strappare, inerte

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Intorno all'Arena Garibaldi, come nota chi ha vissuto la serata del pareggio, non sono previsti parcheggi riservati, il che trasforma la ricerca di un posteggio in un'impresa non da poco per chi deve lavorare. All'interno della tribuna stampa, che non ha posti sufficienti per i media accreditati, la situazione non migliora: c'è chi è costretto a scrivere con il computer poggiato sulle gambe, mentre chi occupa la seconda fila vede per metà il campo e per l'altra metà la testa o la schiena dei colleghi che gli stanno davanti. Una condizione di lavoro poco agevole, aggravata dal fatto che la sala stampa viene aperta solo nel dopopartita, lasciando i giornalisti senza un luogo dove operare con tranquillità prima della gara. Gli spalti, che possono contenere fino a dodicimila persone, sono all'ottanta per cento scoperti, esponendo gran parte del pubblico alle intemperie, mentre il terreno di gioco risulta essere tre metri più stretto delle misure standard ufficiali; un difetto strutturale che, nonostante lo spazio disponibile per un ampliamento non sia stato sfruttato, condiziona inevitabilmente il gioco.

La Dea frena sul campo stretto

Proprio su quel rettangolo di gioco ridotto, l'Atalanta di Raffaele Palladino ha frenato la propria rincorsa verso le posizioni che valgono l'accesso alla Champions League, fermandosi su un pareggio per 1-1 contro il Pisa di Alberto Gilardino. Dopo una serie di tre vittorie consecutive, i nerazzurri non sono andati oltre il pari nella gara che ha aperto la ventunesima giornata di Serie A, un risultato che impedisce loro di agganciare in classifica il Como. Le reti, entrambe nel finale, hanno visto prima lo sloveno Krstovic sbloccare il risultato all'ottantatreesimo minuto, per poi assistere alla replica, appena quattro minuti più tardi, del neoacquisto Durosimni, il quale ha così evitato la sconfitta ai toscani e permesso alla squadra di Gilardino di lasciare la coda della graduatoria.

Un esordio in sordina per Raspadori

In questo contesto ha fatto il suo esordio con la maglia dell'Atalanta anche Giacomo Raspadori, tornato in Serie A dopo la parentesi statunitense. Il giocatore, classe 2000, è sceso in campo per trentaquattro minuti senza però riuscire a incidere in maniera significativa sull'andamento del match. Le sue statistiche parlano di un 83,3% di passaggi riusciti, nessuno dei quali, tuttavia, è risultato realmente insidioso per la retroguardia del Pisa, lasciando l'impressione di una presenza ancora in fase di rodaggio e di adattamento al nuovo sistema di gioco proposto da Palladino.

Il contrasto tra comodità e disservizi

La serata pisana, climaticamente mite e con una temperatura di dieci gradi all'inizio della partita – un lusso impensabile a Bergamo in questo periodo –, ha offerto un contrasto stridente tra la facilità di arrivo in una città ricca di bellezze come Pisa e le oggettive carenze logistiche dello stadio. Un autogrill di dimensioni minuscole è riuscito a servire un caffè di buona qualità, ma poi, una volta varcati gli ingressi dell'impianto, sono emersi tutti i limiti organizzativi, dai posti inadeguati per la stampa alla tribuna parzialmente scoperta. Elementi che, uniti alle dimensioni non regolamentari del campo, hanno contribuito a disegnare il quadro di una serata dove il cuore e la grinta, qualità spesso associate al cosiddetto "spirito bergamasco", non sono bastati all'Atalanta per centrare l'obiettivo della vittoria.

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