Un credito d'imposta per i dirigenti a tempo, via libera alla misura per le Pmi
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Redazione Economia
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Potrebbe arrivare presto un sostegno concreto per le piccole e medie imprese che intendono rafforzare la propria struttura manageriale affidandosi a professionisti esterni. L'idea, che sta prendendo forma alla Camera, prevede di stanziare un fondo da trenta milioni di euro finalizzato a erogare un credito d'imposta, compreso tra il venti e il trenta per cento, a quelle aziende che decidono di inserire in organico un cosiddetto temporary manager. Questa figura, il cui ruolo è per definizione circoscritto a un periodo determinato e a obiettivi specifici, porterebbe nelle realtà più piccole, spesso a gestione familiare, quelle competenze digitali e quella visione strategica di cui sono sprovviste, intervenendo in frangenti delicati come un passaggio generazionale alla guida dell'impresa o l'avvio di un complesso piano di sviluppo.
Una risposta a una necessità strutturale
La proposta legislativa, come sottolineato da chi la promuove, non nasce in astratto ma punta a colmare un vuoto che è ormai cronico in vasti segmenti del tessuto produttivo nazionale. Le Pmi, che costituiscono la spina dorsale dell'economia italiana e ne garantiscono l'occupazione, si trovano infatti a operare in mercati sempre più competitivi e dinamici, dove l'innovazione non è più un'opzione ma una necessità impellente. Eppure, molte di esse, soprattutto tra le microimprese, non dispongono al proprio interno di quelle funzioni dirigenziali specializzate – dal marketing digitale alla finanza straordinaria – che potrebbero guidarle in una trasformazione sicura. È proprio in questo spazio che si colloca l'intervento del professionista, il quale, con il suo bagaglio di esperienze settoriali, può fungere da facilitatore per una crescita altrimenti irta di ostacoli.
Il valore dell'inserimento in azienda
Non si tratta, è bene specificarlo, di un semplice rapporto di consulenza esterna. La misura in discussione incentiva infatti l'assunzione, seppure temporanea, del manager all'interno dell'organico aziendale. Questo meccanismo, che alcuni definiscono più efficace, consente al professionista di calarsi pienamente nel contesto operativo, di comprenderne le dinamiche interne – alcune delle quali, nelle imprese a conduzione familiare, sono particolarmente intricate – e di agire con una conoscenza diretta che una collaborazione estemporanea non potrebbe mai garantire. L'inserimento, anche se per un tempo limitato, crea un legame più stretto e responsabile, trasformando il temporary manager in un vero e proprio alleato per l'imprenditore, il quale si vede affiancato nella gestione di progetti che richiedono una dedizione totale.
Uno strumento per le fasi di transizione
Gli scenari in cui un supporto di questo tipo si rivela decisivo sono molteplici e spesso critici per la sopravvivenza stessa dell'attività. Oltre al già citato ricambio generazionale, un processo che può mettere a rischio la continuità aziendale se non gestito con la dovuta pianificazione, vi sono le fasi di ristrutturazione o di crisi che richiedono decisioni tempestive e competenze tecniche molto specifiche. Senza dimenticare, come emerge da alcune inchieste giudiziarie su casi di cronaca nera aziendale, quanto siano pericolosi i momenti di vulnerabilità per le piccole imprese, esposte a rischi di natura finanziaria e persino alla criminalità. Avere al proprio fianco una figura esperta, il cui operato è misurabile su obiettivi chiari, rappresenta dunque non solo un'opportunità di crescita ma, in certi frangenti, una forma di tutela per un patrimonio imprenditoriale costruito in anni di lavoro.




