Putin: i rapporti con l'Italia e l'Europa lasciano a desiderare, colpa delle azioni unilaterali
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Redazione Esteri
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Il presidente russo Vladimir Putin, in occasione della cerimonia al Cremlino per la presentazione delle credenziali di trentaquattro nuovi ambasciatori, ha tracciato un quadro desolante delle relazioni con il Vecchio Continente, che ha definito, senza mezzi termini, carenti. Rivolgendosi ai diplomatici, tra i quali figurava anche l’italiano Stefano Beltrame, Putin ha riconosciuto che i legami con nazioni come la Francia, l’Austria, la Svezia e, appunto, l’Italia affondano le proprie radici in una storia di partnership vantaggiose e di scambi culturali fruttuosi; un patrimonio che, tuttavia, non sembra più trovare espressione concreta nel panorama attuale, segnato da una distanza che “lascia molto a desiderare”. La Russia, ha assicurato il presidente, mantiene il proprio impegno a migliorare una situazione che giudica insoddisfacente, attribuendo la responsabilità del deterioramento non a Mosca ma a dinamiche internazionali ben precise.
Il monologo della forza sostituisce il dialogo
Putin ha infatti dipinto un scenario globale in rapida degenerazione, nel quale la pratica diplomatica, fatta di negoziati e compromessi, viene sistematicamente soppiantata da quella che ha etichettato come “azioni unilaterali e molto pericolose”. Senza mai menzionare direttamente gli Stati Uniti, il cui presidente è Donald Trump, il capo del Cremlino ha lanciato un attacco velato contro Washington, accusando “coloro che, con il diritto della forza, considerano accettabile dettare agli altri la loro volontà”. Questo approccio, ha sostenuto, trasforma il necessario dialogo tra pari in un pericoloso monologo, dove gli ordini sostituiscono il confronto e l’imposizione prende il posto della cooperazione. Una critica che, sebbene generalizzata, risuona come un chiaro riferimento alle politiche estere statunitensi, spesso caratterizzate da iniziative singolari in teatri caldi come il Venezuela o l’Iran.
Il silenzio sull'Ucraina e il focus sull'Europa
Significativo, nel lungo discorso, è stato il silenzio mantenuto sull’argomento più spinoso: il conflitto in Ucraina, definito da Mosca da anni come “operazione militare speciale”. Putin ha preferito concentrare la propria analisi sulle relazioni con gli stati europei in quanto tali, distogliendo l’attenzione dal fronte bellico orientale e dalle sue conseguenze, che pure rappresentano il principale ostacolo ai rapporti con l’Occidente. Questo spostamento di fuoco gli ha permesso di ribadire la disponibilità al dialogo da parte russa, dipingendola come una potenza costruttiva e paziente, in contrapposizione a un mondo guidato da logiche di forza. Una narrazione che mira a ricalibrare la percezione del ruolo di Mosca, presentandola non come parte in causa in una guerra ma come soggetto interessato a ricucire rapporti storici ormai logori.
La posizione italiana e lo scenario diplomatico
In questo quadro, la menzione specifica dell’Italia non è casuale e arriva in un momento delicato per la diplomazia romana, chiamata a bilanciare la tradizionale apertura al dialogo con l’Est, di cui è stata spesso interprete, con la ferma adesione alle posizioni dell’Unione Europea e della NATO nella difesa dell’integrità ucraina. Le parole di Putin sembrano voler sondare, attraverso il canale formale dell’ambasciatore, se esistano ancora spazi per una relazione privilegiata, nonostante le pesanti sanzioni e la condanna internazionale. Il fatto che il presidente abbia scelto un evento protocollare per esprimere un giudizio così netto sulla condotta occidentale indica, da una parte, la volontà di mantenere aperti i canali ufficiali di comunicazione e, dall’altra, l’intenzione di registrare pubblicamente una posizione di insoddisfazione, attribuendone la causa esclusivamente alle controparti.




