L'industria italiana, la crisi che non fa rumore
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Redazione Economia
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Dietro la crisi emblematica dell’ex Ilva, la cui vicenda si è ormai cronicizzata senza che si riuscisse a trovare una soluzione nonostante l’attenzione dei governi che si sono succeduti, si nasconde un panorama ben più articolato e diffuso di difficoltà industriali. La produzione industriale nazionale, che aveva mostrato un timido segnale di ripresa a luglio, ha infatti registrato una nuova e netta battuta d'arresto nel mese di agosto, scendendo del 2,4% rispetto al mese precedente e segnando un preoccupante -2,7% su base annua. A pesare sul calo, che nei primi otto mesi dell'anno accumula un gap dell'1% rispetto allo stesso periodo del 2023, non sono soltanto i fisiologici rallentamenti stagionali, ma anche una congiuntura internazionale sempre più complessa, caratterizzata da una domanda esterna debole e, non da ultimo, dai nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti su una serie di prodotti europei.
Una costellazione di crisi silenziose
Se l’acciaieria di Taranto è diventata il simbolo di queste difficoltà, rappresentando l’emblema di situazioni che si incancreniscono, dietro di essa si allunga l’ombra di una costellazione di crisi aziendali spesso silenziose ma altrettanto insidiose per il tessuto produttivo del Paese. Secondo gli ultimi aggiornamenti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, i tavoli di crisi formalmente aperti sono quasi settanta, un numero che traccia i contorni di un’emergenza strisciante. In questi procedimenti, che coinvolgono realtà come Peg-Perego fino a Yoox, sono oltre centoventimila i lavoratori il cui futuro è appeso al filo della cassa integrazione, degli accordi di solidarietà o di complesse operazioni di ristrutturazione.
I settori sotto pressione
La flessione di agosto ha interessato la maggior parte dei comparti, con performance negative che hanno colpito sia i beni di consumo che quelli strumentali. Per quanto riguarda il settore degli articoli in plastica e gomma, ad esempio, l’indice Istat ha confermato una flessione più consistente della media del manifatturiero rispetto al mese di luglio, con un calo del 3,1%, sebbene nel confronto con agosto dell’anno precedente si registri un lieve miglioramento dello 0,4%. Nonostante questo dato tendenziale positivo, la produzione del comparto nei primi otto mesi del 2024 segna comunque una caduta del 2%, sintomo di una fragilità di fondo che percorre trasversalmente molti distretti.
Il peso del contesto globale
La contrazione della domanda estera, unita alle tensioni commerciali, sta dunque esercitando una pressione significativa su un sistema industriale che fatica a trovare slanci consistenti. I nuovi dazi americani, decisi dall’amministrazione di Donald Trump, hanno creato un ulteriore ostacolo per le esportazioni italiane, aggiungendosi a un quadro già complesso per le imprese, molte delle quali devono affrontare rincari energetici e incertezze negli approvvigionamenti. Questa congiuntura sfavorevole rischia di aggravare le condizioni di quelle aziende già in difficoltà, rendendo ancor più complicato il percorso di stabilizzazione e di eventuale ripresa.




