Ferrari e Stellantis, il bivio di Piazza Affari: i conti del Cavallino spingono il Titolo, la casa dell’elettrico affonda con il rating tagliato
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Redazione Economia
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C’è una forchetta che si allarga, a Milano, e non è quella delle posate degli ingegneri di Maranello durante la pausa pranzo; è piuttosto il divario tra due gioielli di famiglia, entrambi con il leone rampante – o quel che ne resta – nello stemma, eppure distanti anni luce nei conti e nella fiducia degli analisti. Ferrari ha chiuso il 2025 con ricavi netti per 7,146 miliardi di euro, in crescita del 7 per cento sul 2024, un utile operativo balzato del 12 per cento a 2,11 miliardi e un margine record del 29,5 per cento che non si vedeva da tempo -2-8. L’utile per azione si attesta a 8,96 euro, sopra il consenso, e la generazione di cassa – quel free cash flow industriale che per gli investitori è il termometro della salute vera – vola a 1,538 miliardi, in aumento del 50 per cento -6. Cifre che hanno fatto scattare il titolo a Piazza Affari con guadagni fino all’otto per cento e che hanno convinto Equita a promuovere il giudizio sul Cavallino portandolo a buy -9. Il dossier dell’analisi, per gli esperti della sim, poggia su quattro pilastri: un free cash flow migliore delle attese, una guidance 2026 giudicata di buona qualità, il de-rating dei multipli ormai materializzato e un reset del consensus che ha ormai smaltito ogni eccesso di ottimismo precedente.
Dall’altro lato della barricata automobilistica, Stellantis – che pure siede sotto il medesimo ombrello di Exor, la holding degli Agnelli-Elkann – arranca con numeri e prospettive diametralmente opposte -9. Il gruppo guidato ad interim dopo l’uscita di scena dell’amministratore delegato Carlos Tavares sconta un crollo del titolo del 33 per cento da inizio anno, una discesa che ha toccato il -29 per cento solo nell’ultimo mese -1. Moody’s ha ridotto il rating a lungo termine a Baa3, un gradino sopra il junk, motivando la decisione con una redditività e un flusso di cassa atteso in territorio negativo anche per il 2026; l’agenzia parla apertamente di incertezza sulla traiettoria di recupero dei margini -7. La strategia del gruppo, alle prese con una profonda revisione dell’approccio ai veicoli elettrici e con la volontà dichiarata di uscire dalla joint venture sulle batterie con Samsung Sdi negli Stati Uniti, non ha convinto il mercato né tantomeno gli analisti, che hanno downgradato il titolo in massa: Equita ha tagliato il target price del 17 per cento, Ubs del 19, Deutsche Bank del 12,5 -1-7.
Se il paragone borsistico fotografa due stelle comete che procedono in direzioni opposte, la politica industriale dei due gruppi – entrambi, lo ricordiamo, partecipati dalla medesima holding – racconta di strategie radicalmente differenti nel trattare il fattore umano. Ferrari ha annunciato un premio di competitività per i suoi cinquemila dipendenti italiani che arriva fino a 14.900 euro, cinquecento euro in più rispetto allo scorso anno, una cifra che trasforma i record industriali in busta paga per operai, tecnici e impiegati di Maranello -6. La decisione, maturata sugli utili 2025, certifica un modello che l’amministratore delegato Benedetto Vigna sintetizza con una formula ormai nota: gestione rigorosa dei volumi, fissa sui livelli di consegna attorno alle 13.640 unità, e focus ossessivo sul valore, con il mix di prodotto e le personalizzazioni a fare da volano dei margini -2-8.
La fabbrica dei sogni e l’officina dei conti
Sotto il cofano di Maranello girano numeri che altrove sarebbero utopie. L’indebitamento industriale netto si è ridotto a soli 32 milioni di euro, nonostante nell’anno siano stati restituiti agli azionisti oltre 1,3 miliardi tra dividendi e riacquisto di azioni proprie, e il portafoglio ordini – garantisce l’azienda – si estende già fino alla fine del 2027 -2-8. La nuova elettrica Ferrari Luce, che sarà presentata al mondo il 25 maggio a Roma nella sua world première, conferma l’approccio elìtario: sarà una sportiva a quattro porte, con volumi limitati e prezzi elevatissimi, coerente con un business model che può permettersi di gestire le consegne su due anni e di compensare eventuali effetti cambi anticipando qualche unità dei modelli a maggior prezzo -9. Equita, nell’analisi che ha portato alla promozione del titolo, sottolinea proprio questo punto di forza: i residual value restano stabili e solidi, tanto che Vigna ha escluso la necessità di ulteriori interventi correttivi sul mercato britannico dopo la riduzione temporanea delle consegne per riequilibrare domanda e offerta su alcune gamme -9.
L’altra metà del listino
Torino, invece, corre su un binario diverso e decisamente più sconnesso. Stellantis, che pure ha siglato a giugno un rinnovo contrattuale con aumenti mensili in busta paga fino a 165 euro e un bonus una tantum di 480 euro per i dipendenti dei siti produttivi, non riesce a invertire la rotta della fiducia -5. I conti preliminari 2025 hanno mostrato una flessione tale da indurre S&P a rivedere al ribasso il credit rating a BBB- con outlook negativo, e Moody’s a tagliare un notch con prospettive stabili -9. La società resta investment grade, ma solo per un soffio, e l’incertezza sulla tempistica e l’entità del ritorno a una generazione di cassa positiva tiene banco nelle call con gli analisti. Exor, la holding che controlla entrambi i marchi, ha già messo mano al portafoglio vendendo a inizio 2025 una quota del 4 per cento del Cavallino per finanziare un maxi-buyback da un miliardo e sostenere la diversificazione, operazione che non ha tuttavia scalfito lo sconto record tra valore netto degli attivi e capitalizzazione di Borsa -4.
Mentre il Lingotto cerca la ripresa tra downgrade e riorganizzazioni – John Elkann, nella lettera agli azionisti di Exor, ha definito i risultati di Stellantis «molto deludenti» – Ferrari continua a macinare record e a distribuire valore -10. Per il 2026 la casa di Maranello punta a ricavi intorno a 7,5 miliardi, con un margine Ebitda almeno al 39 per cento e un utile per azione superiore a 9,45 euro, obiettivi che il consenso giudica alla portata -2. La strategia del valore, insomma, paga; quella dei volumi, invece, s contingenta i bilanci e fiacca il titolo. Restano entrambi sotto il cielo di Exor, ma il cielo di Piazza Affari, oggi, ha un solo Cavallino capace davvero di volare.




