Garlasco, nelle intercettazioni di Sempio nuovi elementi per la difesa

Garlasco, nelle intercettazioni di Sempio nuovi elementi per la difesa
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nuovi elementi potrebbero essere utili alla difesa di Andrea Sempio nell'inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. L'avvocata Angela Taccia, dopo aver ascoltato in tribunale a Pavia alcune intercettazioni considerate non rilevanti dagli inquirenti, ha dichiarato che è emerso «qualcosa di interessante, che potrà aiutarci a chiarire meglio il contesto». La legale non ha precisato il contenuto delle conversazioni esaminate, né ha indicato quali aspetti della ricostruzione investigativa potrebbero essere interessati dalle nuove valutazioni difensive. Ha però annunciato che tornerà ad ascoltare altre registrazioni.

Le conversazioni escluse dagli atti e le prossime mosse degli avvocati

Le registrazioni esaminate il 7 ottobre fanno parte delle numerose conversazioni intercettate durante le indagini e giudicate prive di rilevanza dagli investigatori. La difesa ha deciso di ascoltarle direttamente per verificare la presenza di elementi utili alla posizione del proprio assistito, indagato per il delitto avvenuto il 13 agosto 2007. Prima di entrare negli uffici giudiziari, Taccia aveva spiegato che l'esame sarebbe servito anche a preparare la strategia legale in vista di un'eventuale richiesta di rinvio a giudizio. L'accesso a queste registrazioni consente agli avvocati di valutare anche conversazioni non selezionate per il fascicolo investigativo, senza che la loro esclusione iniziale ne impedisca necessariamente un successivo utilizzo difensivo.

La Procura ha notificato il nuovo avviso di conclusione delle indagini il 28 settembre, dopo una precedente chiusura comunicata a maggio e un successivo supplemento investigativo con ulteriori consulenze tecniche. I difensori hanno tempo fino al 18 ottobre per presentare le proprie controdeduzioni. Accanto a Taccia segue il procedimento anche l'avvocato Liborio Cataliotti. I legali contestano il coinvolgimento del loro assistito e ritengono che l'attenzione mediatica abbia avuto un peso decisivo nella riapertura del caso nei suoi confronti. L'indagato respinge le accuse, mentre l'eventuale passaggio alla fase processuale dipende dalle determinazioni della magistratura dopo l'esame degli atti e delle iniziative della difesa.

Sempio a Porta a Porta: «La condanna di Stasi è giusta»

Intanto, nell'intervista trasmessa il 6 ottobre durante la trasmissione Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa, Sempio ha ribadito di considerare corretta la condanna di Alberto Stasi, l'ex fidanzato della vittima condannato a 16 anni di reclusione. Una posizione particolarmente significativa perché la nuova inchiesta riguarda lo stesso omicidio per il quale esiste già una sentenza definitiva. L'uomo ha spiegato di non condividere diversi aspetti della ricostruzione alternativa che presenta il condannato come vittima di un errore giudiziario. A suo giudizio, alcune circostanze trovano una spiegazione più convincente nell'interpretazione accolta durante il precedente procedimento. Si tratta della sua valutazione personale, che non modifica né il contenuto della sentenza né la necessità di accertare autonomamente le accuse formulate nella nuova indagine.

Il trentottenne ha raccontato anche le conseguenze personali dell'esposizione mediatica e della prospettiva di affrontare un processo. «Non sto vivendo», ha dichiarato, descrivendo giornate trascorse prevalentemente in camera, negli studi degli avvocati oppure negli incontri con i consulenti. Ha parlato della presenza continua di giornalisti davanti alla propria abitazione e della difficoltà di sottrarsi alle notizie sul delitto diffuse dalla televisione e dai social network. Alla domanda sulla possibilità di finire in carcere, ha ammesso che questo pensiero lo accompagna. Pur sostenendo che gli elementi investigativi siano spiegabili singolarmente, ha espresso la speranza di definire la propria posizione già nell'udienza preliminare, senza affrontare un dibattimento e i successivi gradi di giudizio.

Nel corso dell'intervista ha affrontato inoltre due aspetti tecnici discussi nell'inchiesta. Riguardo all'impronta numero 33, individuata su una parete dell'abitazione della vittima, ha sostenuto che non sia attribuibile con certezza a una persona specifica e ha richiamato la presenza di altre tracce nello stesso ambiente. Ha contestato anche la compatibilità con il proprio piede di una calzatura numero 42, affermando di averne provata una di quella misura senza riuscire a indossarla. Sono argomentazioni difensive sulle quali le valutazioni scientifiche e giudiziarie non possono essere sostituite dalle dichiarazioni televisive dell'interessato.

Gli interrogativi sugli investigatori e il filone sulla presunta corruzione

Un ulteriore capitolo riguarda gli accertamenti sull'operato degli investigatori e le questioni emerse dall'esame della documentazione relativa alle prime indagini. Negli atti depositati figurano riferimenti all'ex responsabile del Ris Luciano Garofano e al suo predecessore, il generale Gianfranco Lago, che hanno riportato l'attenzione sulle attività investigative svolte negli anni successivi all'omicidio. Le valutazioni su quelle procedure devono essere distinte dagli accertamenti sulla responsabilità penale per la morte della giovane: eventuali criticità nelle attività investigative non dimostrano automaticamente l'innocenza o la colpevolezza delle persone coinvolte.

La difesa ha inoltre presentato un'istanza alla Procura per sapere se il proprio assistito risulti formalmente indagato per corruzione in un filone collegato al fascicolo trasmesso dalla Procura di Brescia a quella di Pavia. La questione riguarda gli accertamenti successivi all'archiviazione della posizione dell'ex procuratore aggiunto Mario Venditti ed era stata sollevata pubblicamente durante la trasmissione Quarto Grado. Tra i nomi accostati alle verifiche figurano anche Giuseppe Sempio, padre dell'indagato, l'avvocato Federico Soldani e Silvio Sapone, già responsabile della polizia giudiziaria pavese. La presenza di un nominativo nelle ricostruzioni giornalistiche non equivale tuttavia alla conferma di una contestazione formale. La legale ha precisato di non aver ancora ricevuto risposta dagli uffici giudiziari sulla richiesta di chiarimenti.

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