Katia Ricciarelli, il ricordo di Pippo Baudo e gli amori di una vita in musica

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Nel giorno in cui ha compiuto ottant’anni, un traguardo che lei stessa affronta con quella leggerezza ironica che ne ha sempre caratterizzato il passo, Katia Ricciarelli ha scelto di raccontarsi nel salotto di “Verissimo”, regalando a Silvia Toffanin e al pubblico memorie private, alcune delle quali ancora cariche di un’emozione palpabile. Tra queste, un posto di primo piano spetta al ricordo di Pippo Baudo, al quale fu legata da un matrimonio che, se fosse durato, avrebbe raggiunto in queste ore le nozze di rubino. “Oggi sarebbero stati quarant’anni di matrimonio”, ha detto mostrando l’anello che il conduttore le regalò, un oggetto che evidentemente custodisce un significato che il tempo non ha scalfito. Il loro fu un legame sancito nel giorno del suo compleanno, un dettaglio che ne accentua la singolarità e, forse, il peso del rimpianto, tanto che la cantante lirica ha ammesso: “A volte faccio fatica a non pensarlo più qui con noi. Una grande mancanza”.

Le parole non dette e la rabbia superata

Il racconto, però, non si ferma alla rievocazione sentimentale, ma accenna a una ferita, a una storia nella storia che riguarda gli ultimi momenti di Baudo. “Non mi hanno mai detto che stava male”, ha rivelato la Ricciarelli, una constatazione che racchiude in sé un mondo di silenzi e di distanza, di notizie che non arrivano e che lasciano un solco. Una vicenda personale che, per certi versi, si intreccia con le inchieste giudiziarie di cui a volte si occupa la cronaca, dove l’omissione di informazioni diventa un tassello doloroso per chi resta. A quella rabbia, che in una precedente apparizione televisiva aveva confessato, sembra essere seguita oggi una forma di pacificazione, dettata forse dal carattere: “Dopo la rabbia che ho avuto l’ultima volta qui da te – ha confidato alla Toffanin – ti posso dire che non porto rancore, io dimentico tutto, mia madre mi chiamava infatti cerino da piccola”.

Il timbro di Carreras e i flirt di un’epoca

Se Baudo rappresenta un capitolo fondamentale della sua vita personale, è alla sfera artistica e ai sentimenti più profondi che Katia Ricciarelli ha dedicato altre rivelazioni, in un’altra recente intervista. Parlando della voce, elemento fondante della sua esistenza, non ha esitato a indicare in José Carreras il possessore del timbro più bello mai ascoltato: “Voce calda, pronuncia perfetta, ti arrivava dritto al cuore”. Un giudizio tecnico che si fa immediatamente affettivo, svelando la natura di un legame che fu anche sentimentale e che, nonostante gli anni e la distanza, permane intatto nella sua qualità: “Noi due, anche se non ci vediamo mai, abbiamo sempre un bellissimo rapporto”. E tra i ricordi affiora anche un altro nome illustre della storia dello spettacolo italiano, quello di Alberto Sordi, con cui la soprano ha ammesso di aver avuto un flirt, un frammento di vita che contribuisce a dipingere il ritratto di un’epoca e di una donna libera.

Ottant’anni tra memoria e presente

Quello che emerge dal racconto di Katia Ricciarelli è dunque un intreccio inestricabile tra arte e vita, dove le note più alte del palcoscenico si confondono con le gioie e le mancanze dell’esistenza privata. A ottant’anni, la cantante non sembra interessata a stilare bilanci definitivi – del resto, come ha sottinteso, oggi questa età può essere vissuta con l’energia dei sessanta – ma piuttosto a lasciare che i ricordi affiorino con la loro schiettezza, senza edulcorarli. C’è il dolore per una perdita di cui non fu preparata, c’è l’affetto immutato per un grande amore della musica, c’è la spensieratezza di un flirt con un mito del cinema, e c’è, soprattutto, la consapevolezza di una carriera costruita su quello che definisce il più bel timbro da soprano, il suo, strumento di una vita spesa non solo a emozionare il pubblico, ma a viverla in ogni sua sfumatura, comprese quelle più intime e meno note.

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