Il Como spende 342 milioni e sfida il fair play: "Se dovete multarci, fatelo"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il Como continua a investire senza freni sul calciomercato, forte della proprietà degli Hartono che in sette anni ha portato il club dalla Serie D alla Champions League. Dal 2024 la società lariana ha speso complessivamente 342 milioni di euro in campagne acquisti, una cifra che nell'intero arco temporale preso in esame è superata soltanto da colossi come Juventus, Milan e Napoli. Una strategia di investimento massiccia che non teme le regole del fair play finanziario, come confermato dal presidente Mirwan Suwarso: "Se dovete multarci, multateci.

Fa parte degli ostacoli da superare, è una normale conseguenza del lavoro".

Investimenti record e la filosofia della proprietà

Nella stagione del ritorno in Serie A (2024-25), il Como aveva già speso 110 milioni di euro, gettando le basi per una rosa competitiva con acquisti mirati come Caqueret (15 milioni dal Lione), Douvikas (14 milioni dal Celta Vigo) e Diao (12 milioni dal Betis). L'anno successivo, la qualificazione in Champions League è stata premiata da ulteriori investimenti per 105 milioni, con il colpo più significativo rappresentato da Jesus Rodriguez, arrivato dal Betis per 22,5 milioni più bonus.

La filosofia della famiglia Hartono, la proprietà calcistica più ricca d'Italia, è quella di sostenere il progetto senza badare a spese: il bilancio 2024-25 si è chiuso con un rosso di 105 milioni di euro, coperto dai versamenti della proprietà che tra quell'esercizio e i primi mesi della stagione successiva hanno superato i 202 milioni.

La campagna acquisti 2026-27 e le cifre da capogiro

Per la sessione estiva in corso, il Como ha già superato la spesa della scorsa stagione toccando quota 127 milioni di euro, esclusi eventuali riscatti come quello di Yan Couto (2 milioni di prestito più 20 di diritto dal Borussia Dortmund) e i bonus legati a Chalobah (30 milioni di parte fissa al Chelsea più 6 di variabili). Il colpo più oneroso della storia del club è arrivato però un mese e mezzo fa: 60 milioni di euro per riscattare Nico Paz dal Real Madrid, che aveva già incassato 6 milioni nell'estate 2024.

A questi esborsi si aggiungono gli investimenti per le infrastrutture: 5 milioni per il centro sportivo di Mozzate e circa 64 milioni per adeguare lo stadio Sinigaglia ai criteri UEFA in vista delle partite casalinghe di Champions League.

La sfida al fair play finanziario e la strategia del club

Il presidente Suwarso ha affrontato pubblicamente la questione del fair play finanziario, consapevole che la prossima stagione (2027-28) il Como sarà chiamato a rispettare i parametri UEFA. "Potremmo prendere una multa anche di 100 milioni, ma siamo preparati", ha dichiarato in un'intervista, spiegando che l'Uefa concede sconti se in corso d'opera il club dimostra di poter rientrare nei parametri. I ricavi da sponsor, intanto, sono già raddoppiati passando da 17 a 34 milioni, con l'obiettivo di raggiungere quota 50.

Il direttore sportivo Carlalberto Ludi, intervenuto ai microfoni di Radio 1 Rai, ha invece ribadito l'importanza di mantenere i piedi per terra nonostante i traguardi raggiunti: "Prevedere il Como in Champions, qualche anno fa, sarebbe stato folle se non visionario, ma adesso ce la gustiamo. Lo scudetto? Per noi, come la Champions di quest'anno, sarebbe un sogno quasi impronunciabile ed è inutile pensarci. L'obiettivo è la crescita di club e squadra, lo sviluppo infrastrutturale e culturale, un mercato sempre più sostenibile".

La crescita del modello Como e le prospettive future

Il modello di crescita del Como si basa su un equilibrio tra investimenti mirati e sviluppo organizzativo, come spiegato da Ludi: "Sul mercato abbiamo sempre lo stesso approccio: Cesc Fabregas ci guida rispetto a giocatori che possono essere allineati al suo metodo e al suo stile di gioco. Abbiamo portato a casa un talento simbolo di quello che vogliamo fare, Liberali, e speriamo possa essere il primo di tanti".

Il messaggio che arriva dalla dirigenza è chiaro: la Champions League non è un punto d'arrivo ma un'ulteriore tappa di un progetto che punta a consolidare il club tra le grandi del calcio italiano, senza timore delle sanzioni ma con la consapevolezza che i sacrifici economici di oggi sono il prezzo da pagare per competere ai massimi livelli.

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