Suwarso al Como: "Fair play? Uefa ci multi pure, per Diao ho già detto no a 60 milioni"
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Redazione Sport
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Nessun timore, nessun passo indietro, neppure di fronte alla prospettiva di incorrere nelle sanzioni Uefa. Il presidente del Como, Mirwan Suwarso, ha scelto il podcast Business of Sport per tracciare una linea netta sul futuro del club lariano, a pochi giorni dall'esordio in Champions League. La qualificazione al massimo torneo europeo, ottenuta al termine di un campionato a dir poco trionfale, non cambierà le strategie della proprietà, nemmeno sul fronte delle spese.
Anzi, Suwarso sembra quasi sfidare le regole del Fair Play Finanziario, forte di un progetto che guarda al lungo periodo e che non teme sanzioni o richiami da parte dell'organismo calcistico europeo.
"Non ho bisogno che l'Uefa mi parli di Fair Play"
Il numero uno del club comasco è stato chiaro e diretto nel commentare le norme sul bilancio, spesso al centro delle strategie di molti club. "Non ho bisogno che la Uefa mi parli di Fair Play Finanziario", ha dichiarato senza mezzi termini. "I miei proprietari me lo dicono ogni giorno. Se dovete multarci, multateci". Una dichiarazione che suona come un vero e proprio atto di sfida, ma che per Suwarso rappresenta una normale conseguenza del lavoro che si sta svolgendo a Como.
"Fa parte degli ostacoli che dobbiamo superare, è una normale conseguenza del lavoro", ha ribadito, quasi a voler normalizzare la possibilità di incappare in un richiamo ufficiale.
Il presidente ha inoltre rivelato che il club è già in contatto con la Uefa per discutere la propria posizione, consapevole di essere in una fase di crescita che richiede investimenti importanti. "Siamo fuori dai paletti del Fair Play finanziario, ci siamo incontrati con la Uefa e ne abbiamo parlato. Non abbiamo precedenti e siamo in una fase di crescita", ha spiegato. L'intenzione è quella di diventare un club modello anche sotto il profilo della sostenibilità economica, ma senza rinunciare a un piano di investimenti che sta portando frutti tangibili.
I tesori di casa: i rifiuti per Diao e Baturina
La strategia di mercato del Como è uno dei punti centrali del progetto del presidente indonesiano, che non ha esitato a svelare alcuni retroscena piuttosto sorprendenti. Suwarso ha raccontato di aver rifiutato offerte milionarie per due dei gioielli della rosa, confermando la volontà di costruire una squadra competitiva nel tempo e non di svendere i propri talenti al primo ragguardevole guadagno. "In passato abbiamo comprato un esterno sinistro, Assane Diao. lo abbiamo pagato 12 milioni di euro e in seguito ci è arrivata un'offerta per lui da 60 milioni di euro in estate".
Una plusvalenza potenziale di 48 milioni di euro, che sarebbe stata la benvenuta per molti club, ma che per Suwarso è stata un'occasione da lasciar perdere. Il motivo è legato a una visione imprenditoriale di più ampio respiro. "Perché più tieni un giocatore, maggiore può essere il profitto per questioni di ammortamento", ha spiegato. Stesso discorso per un altro talento, il centrocampista croato Martin Baturina, acquistato per 18 milioni più bonus e per il quale il Como ha respinto al mittente un'offerta da 55 milioni di euro.
La valutazione del club, in questo caso, è addirittura superiore: "Abbiamo capito che il suo valore è di 75 milioni di euro, quindi possiamo tenerlo ancora un po'".
Champions e progetti per lo stadio
L'approccio del Como alla prossima Champions League è coerente con questa visione. Nonostante il traguardo, il club non stravolgerà la propria politica di spesa per adattarsi al palcoscenico europeo. "Potremmo saltare un anno, quindi dobbiamo comportarci come se non fosse il nostro posto, combattendo in modo infernale. Non modificheremo le spese per adattarle a quel palcoscenico". Suwarso ha già le idee chiare anche su eventuali avversari, esprimendo una preferenza quasi giocosa: "Real Madrid in casa e Barcellona fuori".
Il progetto del Como, però, non si ferma al campo. Il presidente ha parlato anche del futuro dello stadio, un investimento da oltre 60 milioni di euro per trasformare l'impianto in una vera e propria destinazione turistica. "Circa 64 milioni, non molto, ci concentreremo più sull'hospitality. Vorrei avere su quel lungolago sei ristoranti, un bar sul tetto e un centro sanitario. Sono abbastanza contento di uno stadio piccolo con atmosfera da boutique". Un'infrastruttura moderna che, con una capienza di circa 15.000 spettatori, rappresenta il simbolo di un club che non vuole essere solo una squadra di calcio, ma un marchio globale in grado di attrarre visitatori e appassionati da tutto il mondo.




