Varese crolla a Treviso, naufraga il sogno Coppa Italia
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Redazione Sport
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La partita che poteva spalancare le porte di Torino si è trasformata, con un colpo di scena amaro e repentino, in una delle disfatte più indigeste di questa stagione. La Openjobmetis Varese, guidata da una versione trascinante di Stewart, sembrava avere saldamente in pugno i tre punti quando, sul 61-68 a pochi minuti dalla sirena, ha improvvisamente spento i motori, offrendo il fianco a una squadra di Treviso costretta a vincere per non affondare ulteriormente. Quella che, fino a quel momento, era stata una prestazione di carattere e qualità, si è dissolta in una serie di errori e indecisioni, mentre dalla parte opposta, complice la disperazione, prendevano coraggio e iniziativa. Lo scenario del PalaVerde, con i tifosi di casa in forte contestazione verso la propria società, è stato animato solo dagli applausi scroscianti riservati al ritorno di Marcelo Nicola, un dettaglio che ha sottolineato il clima teso e di transizione dell'ambiente trevigiano.
Un inizio segnato dalla sfortuna e una frenata fatale
I presupposti, in verità, non erano dei migliori già prima del tap-off. Durante il riscaldamento, infatti, si è fermato Moore, un arresto improvviso che ha privato i biancorossi di un pezzo importante e che è apparso subito come un presagio nefasto. La partita, però, sembrava volgere al meglio nonostante tutto: Varese riusciva a costruire un vantaggio di otto punti, gestendo le azioni con la freddezza di chi ha un obiettivo chiaro. Quel margine, tuttavia, non è stato sufficiente a proteggerla da se stessa. Nel momento decisivo, quando sarebbe servita la freddezza per chiudere i conti, l'attacco ha cominciato a produrre scelte sbagliate, la difesa ha allentato la morsa e il gioco collettivo, così fluido fino a poco prima, si è inceppato. Treviso, dal canto suo, ha colto al volo l'opportunità, giocando con l'ardore di chi non ha più nulla da perdere, rimontando punto a punto fino a ribaltare il risultato nello sprint finale.
Il prezzo altissimo di un approccio sbagliato
Analizzando la dinamica dell'incontro, appare evidente come il primo tempo affrontato dai varesini sia stato caratterizzato da una leggerezza difficilmente giustificabile. Manca, in quelle fasi, l'urgenza tipica di una squadra consapevole di disputare una partita-cardine per il proprio percorso stagionale, un atteggiamento che ha permesso a Treviso di restare agganciata e di crederci fino all'ultimo. I troppi regali, sia in attacco che in difesa, hanno costituito un passo falso dal costo esorbitante, annullando i momenti di superiorità e costruendo le basi per la rimonta degli avversari. La sconfitta, maturata in questo modo, assume un peso specifico maggiore, perché non consegnata dalla fortuna o da un episodio isolato, bensì scavata lentamente con le proprie mani attraverso una serie di dettagli trascurati.
Le conseguenze immediate in classifica e negli obiettivi
Il risultato, un 86-83 che brucia, ha conseguenze immediate e concrete, andando ben oltre la delusione per una singola uscita negativa. Con la contemporanea vittoria di Trieste, infatti, il treno diretto alle Final Eight di Coppa Italia è definitivamente partito senza i biancorossi, vanificando mesi di lavoro e speranze coltivate con fatica. Non solo: una sconfitta del genere contro l'ultima in classifica riapre discorsi che sembravano archiviati, riavvicinando pericolosamente zone della graduatoria che la dirigenza e la tifoseria non avrebbero neppure voluto prendere in considerazione. Il viaggio di ritorno da Treviso è dunque carico di amarezza e di interrogativi, mentre la squadra si trova costretta a fare i conti con un'occasione irripetibile, forse la più importante della stagione fino a qui, sprecata in modo plateale proprio nel momento in cui sembrava a portata di mano.




