: Mario Draghi: "L'Europa rischia la stagnazione se non punta sull'intelligenza artificiale"
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Redazione Economia
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La crescita del tenore di vita, sostenuta per oltre due secoli dall'avvicendarsi delle innovazioni, trova oggi il suo propulsore essenziale nelle tecnologie digitali, un concetto ribadito con forza da Mario Draghi nel corso di un intervento al Politecnico di Milano. L'occasione, l'inaugurazione dell'anno accademico, ha offerto al già presidente della Banca Centrale Europea lo spunto per una analisi severa, per non dire spietata, della traiettoria economica del Vecchio Continente. Il quale, secondo la sua lettura, avrebbe progressivamente invertito la rotta negli ultimi vent'anni: da area capace di accogliere le novità, colmando parzialmente il distacco dagli Stati Uniti, a un soggetto che ha invece innalzato, passo dopo passo, barriere all'innovazione e alla sua concreta applicazione.
Il monito di fronte a un "momento di verità"
Quello che stiamo vivendo, ha sottolineato Draghi senza mezzi termini, rappresenta un "momento di verità" decisivo. La peculiarità dell'intelligenza artificiale, destinata a permeare ogni settore produttivo a una velocità senza precedenti storici, rischia di accelerare in modo drastico la divergenza tra chi saprà abbracciare questa rivoluzione e chi invece esiterà. Il quadro prospettato è netto: le economie mature, l'europea in primis, non possono più contare esclusivamente sui fattori tradizionali, lavoro e capitale, per assicurare prosperità, il che rende le tecnologie ancor più centrali per il destino collettivo. La capacità diffusiva dell'IA, che la trasforma da mero strumento a fenomeno sistemico, agisce da moltiplicatore di questa frattura.
La stagnazione come rischio concreto
Il rischio paventato, e che dà il Titolo al suo discorso, è quello di una lunga stagnazione, un futuro di bassa crescita e di declino relativo per l'Europa se questa non modificherà radicalmente il suo approccio. Il tono utilizzato da Draghi non è quello della speculazione accademica, ma quello dell'allerta politica, fondata su dati e confronti storici che mostrerebbero un pericoloso cambio di passo nelle politiche continentali. Un monito che risuona in un periodo internazionale complesso, segnato da tensioni geopolitiche e da una competizione tecnologica sempre più agguerrita, nella quale la presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti aggiunge ulteriori elementi di incertezza sugli equilibri globali.
Il contesto e le implicazioni per il sistema
L'appello, lanciato da una delle istituzioni simbolo della formazione ingegneristica italiana, non è isolato e si inserisce in un dibattito che tocca da vicino anche la cronaca nazionale, come dimostrano alcune recenti inchieste giudiziarie che hanno investigato, tra l'altro, su finanziamenti pubblici per l'innovazione e su presunti cortocircuiti tra affari e politica. Questi fatti, sebbene distanti dal tema specifico, disegnano uno sfondo in cui l'efficacia degli investimenti in tecnologia e la trasparenza della loro allocazione diventano questioni cruciali per la credibilità stessa di una strategia di rilancio. La sfida, dunque, non è solo di abbracciare l'innovazione ma di farlo con un quadro normativo chiaro e efficiente, condizioni senza le quali ogni sforzo rischia di essere vanificato.




