La “messa in scena” di Forza Nuova a Rocca delle Caminate e la replica secca della Diocesi: “Nessuna autorizzazione”
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Redazione Interno
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Era il giorno della Liberazione, eppure le pulsioni nostalgiche hanno trovato ugualmente il loro spazio, seppur con un copione riscritto all’ultimo minuto. Dopo il braccio di ferro con la Prefettura e il secco “no” arrivato dal Comune di Predappio, che aveva dichiarato inagibile l’area dell’ex fabbrica Caproni dove si sarebbe dovuto tenere il convegno intitolato “La fine dell’antifascismo”, il movimento guidato da Roberto Fiore ha dovuto cambiare registro. Non un rinvio, né un dietrofront, ma una vera e propria improvisation logistica: lo spostamento di pochi chilometri, varcando il confine amministrativo per finire a Rocca delle Caminate, frazione di Meldola. Qui, il centinaio di militanti (duecento secondo le stime degli organizzatori) ha trovato riparo negli spazi del circolo Acli, una location che però ha innescato una reazione a catena molto più violenta delle polemiche politiche preventive.
L’effrazione organizzativa e la rabbia del parroco
La scelta della sede, apparentemente banale perché si trattava di un circolo ricreativo, si è rivelata un boomerang sotto il profilo amministrativo per gli stessi organizzatori. Don Franco Appi, parroco di Fiordinano da oltre cinquant’anni, ha letteralmente scoperto dai telefoni della Questura che la sua proprietà era stata “invasata”. Il sacerdote, che gestisce quegli spazi dati in comodato al circolo, si è detto “arrabbiatissimo” e “costernato”; lo ha spiegato con un tono che non lasciava spazio a fraintendimenti: “Io sono responsabile del circolo – ha dichiarato – e c’è bisogno della mia firma per ogni evento che vi si tiene. Così non è stato: nessuno mi ha avvisato e io non ne sapevo niente”. Una violazione delle procedure interne che getta un’ombra pesante sulla gestione ordinaria dell’associazione.
Non è solo una questione di burocrazia parrocchiale, se vogliamo. Don Appi ha infatti sottolineato l’assoluta incompatibilità tra i valori democratici della Chiesa e il credo del movimento di estrema destra, aggiungendo che, per quanto lo riguarda, ogni democrazia sana si fonda sui diritti umani, un presupposto che non trova terreno comune con le teorie di chi inneggia al superamento dell’antifascismo. La scoperta dell’accaduto, avvenuta nella tarda mattinata grazie a una segnalazione della questora Silvia Gentilini, ha costretto il religioso a rilasciare immediatamente una dichiarazione scritta alle forze dell’ordine per certificare l’occupazione abusiva di fatto.
Lo smarcamento della Curia e le posizioni delle Acli
A fare da cassa di risonanza a questa versione ci ha pensato immediatamente la Diocesi di Forlì-Bertinoro, che è intervenuta con una durezza inusuale per queste dinamiche. Il vescovo Livio Corazza ha assicurato il suo “pieno appoggio” al parroco, specificando in una nota ufficiale che “nessuna autorizzazione da parte della Diocesi e della Parrocchia è stata data al convegno”. Un passaggio, questo, cruciale per evitare che l’illecito amministrativo potesse macchiare l’immagine dell’istituzione ecclesiastica, con la quale Forza Nuova non ha evidentemente avuto nessun tipo di interlocuzione preventiva. “Prendiamo le distanze da quanto avvenuto – ha ribadito monsignor Corazza – il circolo non è autorizzato ad ospitare nessun tipo di convegno di stampo partitico”.
Nel frattempo, anche il fronte delle Acli provinciali ha cercato di arginare il danno. Samuele Branchetti, presidente provinciale di Forlì-Cesena, ha dichiarato di essere stato informato della vicenda soltanto all’ora di pranzo del 25 aprile, dimostrando un ritardo comunicativo interno preoccupante per le associazioni coinvolte. Qualcuno, all’interno del circolo, deve aver agito in autonomia, forse spinto dall’ingenuità o da altre convenienze; sta di fatto che don Appi ha già ventilato l’ipotesi di “provvedimenti gravi” nei confronti dei responsabili della gestione, una promessa che tiene banco nelle sacrestie della zona.
La “Predappio blindata” e la percezione istituzionale
Mentre la delegazione di Forza Nuova si godeva la sua grigliata e gli interventi degli ospiti internazionali – tra cui spiccano il britannico Nick Griffin e un legame greco con Alba Dorata – a poca distanza, nel paese natale del duce, l’atmosfera era completamente blindata. Il sindaco Roberto Canali, che aveva fatto di tutto per spostare l’attenzione sulle celebrazioni ufficiali, ha commentato l’accaduto con una certa rassegnazione, seppur ferma: “L’antifascismo è parte del nostro essere perché si parla di una dittatura. Siamo purtroppo abituati a questi eventi, a gente che viene qui per ottenere visibilità”. Una frase, la sua, che fotografa il disagio di un’amministrazione costretta a fare i conti con il baratto sporco della memoria.
Le transenne e i posti di blocco allestiti per evitare l’assalto alla Caproni sono serviti a poco: l’evento si è comunque materializzato, semplicemente altrove. Roberto Fiore, dal canto suo, ha trovato il modo di ribaltare la narrazione, definendo “favole” le motivazioni sulla inagibilità dell’area e promettendo battaglie giudiziarie contro chi ne ha impedito l’uso. Pezzi di bravura retorica a parte, ciò che rimane è l’immagine di una commemorazione del 25 aprile sporcata da un trasloco in extremis, mentre la Curia si affretta a lavarsene le mani, sconfessando pubblicamente chi ha aperto le porte a una retorica che, formalmente, non avrebbe mai dovuto varcare la soglia di un circolo Acli.




