Sciopero dei magistrati: scontro tra governo e toghe rosse

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Alessandro Gonzato, 1 marzo 2025 gli avamposti hanno sparato fin dall’alba, e questa volta il bersaglio è il governo. «È il peggior attacco dai tempi della mafia e del terrorismo», ha dichiarato Lucia Musti, procuratore generale di Torino, in un’intervista a La Stampa. Le sue parole, cariche di tensione, arrivano nel giorno dello sciopero nazionale dei magistrati, indetto dall’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) per protestare contro la riforma della giustizia voluta dall’esecutivo. Musti non ha usato mezzi termini: «Per colpirci, minano i diritti dei cittadini. Noi scioperiamo per conservare l’indipendenza della magistratura, non per mantenere uno strapotere».

Lo sciopero, che ha visto un’adesione dichiarata dell’80% dei magistrati, è stato però oggetto di critiche. Molti, infatti, hanno aderito solo formalmente, evitando di partecipare attivamente per non incorrere in trattenute sullo stipendio. Questo dato, che solleva dubbi sulla reale portata della protesta, non ha impedito ai sostenitori dell’Anm di scatenare una vera e propria caccia ai “grandi avvocati”, quelli che, in dissenso con la maggioranza dei colleghi, hanno espresso critiche alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

A Messina, intanto, l’adesione allo sciopero ha superato il 70%, con una partecipazione massiccia che ha trasformato la città in un epicentro della protesta. L’Anm, presieduta da Francesca Bonanzinga, ha organizzato due momenti di confronto: un’assemblea pubblica a Palazzo Piacentini e un dibattito alla libreria Feltrinelli. Qui, i magistrati hanno ribadito le loro ragioni, sostenendo che la riforma minaccerebbe l’autonomia della giustizia e, di conseguenza, i diritti dei cittadini.

Nonostante il clima teso, il governo ha mantenuto un tono conciliante. Dopo lo sciopero di dicembre, indetto dall’ex direttivo dell’Anm e rilanciato giovedì dai nuovi vertici, Palazzo Chigi ha confermato la volontà di un dialogo «costruttivo» con le toghe. Il 5 marzo, il neo Segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti, 47 anni e sostituto procuratore presso il Tribunale di Rieti, sarà ricevuto a Roma. «Siamo sempre stati aperti al dialogo», ha dichiarato Maruotti a Il Giornale. «Sarà l’occasione per spiegare meglio perché siamo contrari a questa riforma e per far capire che non siamo i nemici della nazione, come qualcuno vuole far credere».

Il dibattito, insomma, resta acceso. Da un lato, i magistrati difendono la loro indipendenza, temendo che la riforma possa compromettere l’equilibrio dei poteri. Dall’altro, il governo insiste sulla necessità di modernizzare la giustizia, riducendo i tempi dei processi e aumentando l’efficienza del sistema. Tra accuse reciproche e toni infuocati, la partita si gioca su un terreno delicato, dove ogni mossa potrebbe avere conseguenze profonde.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.