Jim Jarmusch e il Leone d’oro: un premio a sorpresa per un cinema che rifiuta le competizioni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Jim Jarmusch, che ha appena vinto il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia con «Father Mother Sister Brother», non ha mai amato le competizioni, considerandole estranee all’essenza stessa dell’arte cinematografica. Salendo sul palco, quasi stupito dal riconoscimento, ha citato sia Kurosawa che Terence Hill, dimostrando quella stessa ecletticità che ha sempre caratterizzato il suo lavoro, mentre sulla giacca portava una spilletta con la scritta «Enough» in sostegno della Palestina. Il suo film, in uscita a dicembre per Lucky Red, è stato accolto con grande favore, sebbene molti critici avessero indicato in «The Voice of Hind Rajab» di Kaouther Ben Hania il vero favorito.

La regista tunisina, autrice del documentario che dà voce alla piccola Hind Rajab, è stata infatti accolta da una standing ovation commossa durante la cerimonia di premiazione, a suggello di un’opera che ha profondamente segnato il festival. Sebbene il suo lavoro si sia aggiudicato «solo» il Leone d’argento, l’atmosfera in sala ha reso evidente come il film abbia conquistato il cuore del pubblico, che già alla prima proiezione l’aveva applaudito per ventiquattro minuti consecutivi.

La serata finale di Venezia82 è stata percorsa da un forte sentimento di solidarietà verso Gaza, con molti degli artisti premiati che, nei loro ringraziamenti, hanno voluto dedicare un pensiero alla situazione umanitaria. Questo clima ha fatto da cornice a una cerimonia i cui verdetti, come ha sottolineato con ironia la conduttrice, sono spesso incomprensibili, al punto da dover talvolta esaltare la sola fotografia di pellicole il cui valore sfugge alla giuria.

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