È morto Leo Beenhakker, il tecnico che segnò un’epoca tra Olanda e Spagna
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Il calcio internazionale perde una delle figure più autorevoli degli ultimi decenni: Leo Beenhakker, scomparso a 82 anni, lascia un vuoto che va ben oltre i confini del suo paese natale. Olandese di origine ma cittadino del mondo per vocazione, Beenhakker ha attraversato oltre quarant’anni di pallone con una carriera che, sebbene iniziata in sordina nelle serie minori olandesi, lo ha portato a diventare uno degli allenatori più rispettati del panorama europeo.
La sua ascesa, iniziata negli anni Ottanta, raggiunse l’apice con il Real Madrid, dove conquistò tre titoli di Liga consecutivi tra il 1987 e il 1989, oltre a una Copa del Rey. Fu proprio in quel periodo che il suo nome si legò a doppio filo con la storia del club bianco, anche se il ricordo più vivido per molti appassionati rimane la sconfitta subita contro il Milan di Arrigo Sacchi in Coppa Campioni, un 5-0 che segnò un’epoca ma non oscurò il suo percorso.
Non meno significativi furono i successi in patria, dove guidò sia l’Ajax che il Feyenoord, aggiudicandosi l’Eredivisie con entrambi e contribuendo a lanciare talenti come Zlatan Ibrahimović, da lui voluto all’Ajax nel 2001. «Grazie per la fiducia e i consigli», ha scritto Denzel Dumfries, oggi all’Inter, ricordando l’influenza di Beenhakker nei suoi esordi.




