I dazi di Trump e il vero problema dell’Occidente: una risposta sbagliata a squilibri reali
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Redazione Esteri
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La decisione di Donald Trump di imporre dazi commerciali, giudicata da molti come una mossa folle per un liberale, nasce dalla volontà di correggere squilibri interni agli Stati Uniti, primo tra tutti il disavanzo commerciale e l’insostenibile debito pubblico, già definito critico da Elon Musk. Ma quella che potrebbe sembrare una soluzione si rivela, invece, una risposta inefficace a un problema concreto. Se è vero che l’America affronta una spesa statale colossale, superiore ai 6.000 miliardi di dollari, di cui il 15% è destinato alla difesa, una strada alternativa – e forse più sensata – l’ex presidente l’aveva indicata anni fa, proponendo un disimpegno globale che avrebbe costretto l’Europa a farsi carico della propria sicurezza.
La strategia commerciale di Trump, però, non si limita a un braccio di ferro con i partner storici. È un risiko che coinvolge il mondo intero, dalla Cina alle piccole isole del Pacifico, con ogni nazione valutata in base a quanto possa contribuire a far «tornare grande» l’America. Diplomatici e militari hanno assegnato un punteggio a ciascuno Stato, classificandoli come alleati, intermedi o avversari, in un gioco di potere che rischia di destabilizzare equilibri già fragili.
Tra i Paesi colpiti, la Svizzera ha scelto una linea diversa: senza contraccolpi, ha accettato i dazi del 31% sui propri prodotti, ben più alti di quelli imposti all’Unione Europea (20%). Una mossa calcolata, tipica di un Paese abituato a muoversi con pragmatismo, anche quando le condizioni sono sfavorevoli.
Ma è il settore tecnologico a pagare il prezzo più alto. Con dazi che raggiungono il 46% per il Vietnam, il 26% per l’India e il 34% per la Cina, l’intera filiera dell’elettronica di consumo è sotto pressione. Smartphone, laptop, dispositivi indossabili potrebbero vedere aumenti significativi, con un iPhone destinato a sfiorare i 2.300 euro. E mentre i costi salgono, anche lo sviluppo dell’intelligenza artificiale subisce ritardi, in un contesto già segnato da incertezze.




