Il prof e il post sulla figlia di Meloni: «Gesto stupido, mi pento»
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Redazione Interno
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Stefano Addeo, docente di tedesco in un istituto superiore della provincia di Napoli, non ha usato mezzi termini per definire il suo post su X, quello in cui augurava la morte alla figlia di Giorgia Meloni. «È stato un gesto stupido, scritto d’impulso nella notte», ha spiegato al Roma online, ammettendo di essersi pentito appena riletto quelle parole al mattino. «Non si augura mai la morte, soprattutto a una bambina», ha aggiunto, sottolineando di aver cancellato immediatamente il messaggio. Ma se da un lato ha ritrattato il tono violento, dall’altro non ha rinnegato le sue posizioni politiche: «Non mi sento rappresentato da questo governo, e non cambierò idea neanche se mi imprigionano».
Quello che poteva sembrare un episodio isolato, però, si è rivelato solo l’ultimo di una serie. È emerso infatti un altro post, risalente a qualche giorno prima, in cui Addeo avrebbe rivolto minacce simili anche ai figli di Matteo Salvini e Antonio Tajani, paragonando il loro destino a quello dei palestinesi a Gaza. Un dettaglio che complica la sua richiesta di scuse, trasformandola in un mea culpa parziale, se non strumentale.
Il caso, inevitabilmente, ha scavato un solco più profondo. Da una parte c’è chi, come Fratelli d’Italia, considera le sue parole l’ennesimo segnale di un clima tossico; dall’altra, c’è chi vede nell’insegnante – che pure si è detto disposto a pagare per le sue azioni – il sintomo di un malessere più ampio, quello di chi non riconosce più nel governo la propria voce. Intanto, la scuola dove lavora ha avviato un procedimento disciplinare, mentre la politica evita di trasformare la vicenda in una polemica sterile, preferendo lasciare alla magistratura l’onere di valutare eventuali profili di illegittimità.




