Stefano Callegaro, il vincitore di MasterChef 4 che ha trasformato la caduta in rinascita

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Stefano Callegaro, vincitore della quarta edizione di MasterChef Italia, ha scelto di raccontare pubblicamente quello che considera il suo vero fallimento, un percorso fatto di malattia, crisi personale e rinascita professionale. Lo ha fatto salendo sul palco del Teatro Toniolo di Mestre, in una serata che lo ha visto condividere la scena con l'ex cestista Riccardo Pittis e l'astrofisica Donatella Ricci, come riportato da Vanity Fair.

La sua storia, però, affonda le radici in una vicenda mediatica che lo ha travolto subito dopo la vittoria televisiva del marzo 2015, quando il programma Striscia la Notizia mise in dubbio la regolarità della sua partecipazione al talent culinario di Sky.

Le accuse e la lunga battaglia legale

All'epoca, il tg satirico di Antonio Ricci sostenne che Callegaro avesse già avuto esperienze professionali in cucina, circostanza che, se confermata, avrebbe violato il regolamento del programma, aperto esclusivamente ad aspiranti cuochi amatoriali.

La vicenda assunse rapidamente contorni pesanti: Magnolia, la società produttrice del talent, citò a sua volta in giudizio Callegaro per accertare la regolarità della sua posizione, mentre nove concorrenti sconfitti si rivolsero al tribunale sostenendo di essere stati penalizzati dalla presunta posizione irregolare del vincitore.

La partita legale si è chiusa definitivamente a favore di Callegaro. Il tribunale di Milano, con la sentenza della Settima sezione civile, ha stabilito che il vincitore non era un cuoco professionista al momento della partecipazione al programma, precisando che il suo percorso lavorativo precedente lo aveva visto impegnato come agente immobiliare, operaio e agente di commercio.

L'unico impiego riconducibile all'ambito alimentare era stato quello di promoter per Knorr, un ruolo che consisteva nell'affiancare i venditori illustrando i prodotti, senza alcuna mansione di cucina. Magnolia è stata condannata a versare a Callegaro diecimila euro per aver promosso una lite temeraria, oltre a tredicimilaquattrocento euro per le spese legali, mentre i nove concorrenti hanno dovuto rifondere ventimila euro al vincitore e altrettanti a Sky.

La ferita dell'accusa di disonestà

Nonostante l'esito favorevole delle cause, Callegaro ha raccontato che quella vicenda non è mai stata un fallimento ai suoi occhi. «Quello non fu un fallimento, ma una violenza terribile», ha dichiarato, spiegando che a ferirlo profondamente fu soprattutto l'accusa di disonestà. La sua provenienza dal mondo del rugby, ha aggiunto, gli ha trasmesso un senso di lealtà e rispetto delle regole che ha reso ancora più doloroso trovarsi al centro di una situazione del genere, dal nulla, e venire brutalizzato mediaticamente.

Il vero fallimento, quello che Callegaro ha scelto di raccontare sul palco, è arrivato poco dopo la vittoria televisiva, quando ha tentato di trasformare la notorietà in una carriera sui social. Ha spiegato di essersi sforzato moltissimo, cercando di costruire un personaggio e un tormentone, ma senza riuscirci. «Mi sono sentito fallitissimo», ha ammesso, «avevo in mano uno strumento che avrebbe potuto farmi guadagnare molti soldi, vedevo persone prima e dopo di me riuscirci, e io no». Una crisi che gli è costata anche diverse notti di sonno.

La scelta di ripartire dalla cucina

A indicargli la strada è stato un episodio apparentemente banale. Dopo aver registrato alcuni contenuti con un videomaker, Callegaro si è sentito dire che il video era venuto così e così, ma che il piatto cucinato era buonissimo. «Lì mi si è accesa una lampadina», ha raccontato, «ho pensato: bene. Io devo fare questa cosa qui. Fuori il personaggio, dentro lo chef». Era il 2017. Da quel momento ha deciso di investire buona parte del premio vinto a MasterChef nella formazione, scegliendo di dedicarsi alla cucina in modo professionale.

Il percorso lo ha portato a girare diverse cucine, da Copenaghen a Londra, passando per la Francia, fino all'esperienza da Bottura, come ha raccontato in una intervista al Mesolano. Tra i suoi riferimenti, Callegaro ha citato Carlo Cracco come il maestro che gli ha trasmesso mentalità, approccio e visione, mentre Matias Perdomo e René Redzepi gli hanno insegnato la tecnica. Una ripartenza che, a distanza di anni, lo ha riportato dietro ai fornelli con un'identità finalmente ritrovata, lontano dal personaggio televisivo che non sentiva suo.

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