La Banca di Russia chiede un risarcimento da 200 miliardi a Euroclear per i beni congelati

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Banca centrale di Mosca ha presentato una richiesta di risarcimento, quantificata in 18.000 miliardi di rubli, equivalenti a circa 200 miliardi di euro, alla controparte belga Euroclear. L’istanza, che segna un’escalation giuridica senza precedenti nella contesa finanziaria seguita all’invasione dell’Ucraina, costituisce una risposta diretta al blocco dei capitali russi deciso dall’Unione europea. “Le azioni illegali di Euroclear”, si legge in una dichiarazione del regolatore russo, “hanno causato danni alla Banca di Russia a causa della impossibilità di gestire i suoi capitali liquidi e i titoli”. Una mossa, questa, che trasforma la disputa economica in un contenzioso formale, gettando una luce cruda sulle complesse implicazioni del congelamento degli asset, un provvedimento che riguarda complessivamente circa 210 miliardi di euro di riserve della Federazione.

Il vertice europeo e il nodo del finanziamento a Kiev

Mentre da Mosca arriva la formale richiesta di risarcimento, l’Europa si prepara a una settimana cruciale di diplomazia, nella quale il destino di quelle stesse riserve costituirà il fulcro del dibattito. Le trattative, che hanno preso il via con un incontro a Berlino tra alcuni leader continentali e i due inviati del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, culmineranno giovedì con il vertice dei capi di Stato e di governo dei Ventisette. L’obiettivo dichiarato è trovare una soluzione unitaria sull’utilizzo dei profitti generati dagli asset congelati, per finanziare un prestito di riparazione a favore dell’Ucraina. Kiev, la cui necessità di liquidità è stimata in almeno 80 miliardi di euro per scongiurare il dissesto finanziario, dipende ormai in misura preponderante dal sostegno economico e bellico dell’Unione, dopo che l’assistenza di Washington si è progressivamente spostata dalle forniture militari dirette verso un maggiore supporto in ambito intelligence.

La posizione italiana e il voto del Consiglio Ue

In questo contesto teso, si colloca la definizione della posizione italiana, il cui governo ha ultimato una bozza di risoluzione che verrà discussa in Parlamento. Nel testo, che sarà sottoposto all’approvazione di Camera e Senato prima del Consiglio europeo, emerge con chiarezza una linea cauta. Da una parte, infatti, non si fa esplicito riferimento a nuovi invii di armamenti; dall’altra, viene ribadita la necessità di distinguo nell’impiego dei beni russi congelati, una posizione che riflette le sensibilità nazionali e la complessità giuridica dell’operazione. Intanto, a livello comunitario, il percorso politico per il blocco indefinito degli asset ha già superato un passaggio significativo, avendo ottenuto il via libera da venticinque Paesi membri, con la sola opposizione di Ungheria e Slovacchia.

Le resistenze del Belgio e lo scenario futuro

A complicare ulteriormente il quadro, però, si erge la ferma opposizione del Belgio, Paese che ospita la sede di Euroclear e dove sono custoditi la gran parte degli asset, circa 185 miliardi di euro. La posizione contraria all’utilizzo diretto di questi fondi, rafforzata dal leader politico fiammingo Bart De Wever in vista del vertice, rappresenta un ostacolo non secondario. La richiesta di risarcimento avanzata dalla Banca di Russia, percepibile come un atto di pressione legale preventiva, rischia infatti di alimentare le preoccupazioni di chi, a Bruxelles e non solo, teme ritorsioni e contenziosi lunghi e costosi. Il confronto europeo dovrà dunque misurarsi non solo con l’urgenza di sostenere l’Ucraina, ma anche con le conseguenze pratiche e legali di una misura senza precedenti, mentre la controparte russa passa dalla protesta formale alla richiesta di un risarcimento monumentale.

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