Il caso Aduo e i motori della discordia: Albon supera Mansell mentre la Red Bull contesta la classifica Fia
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Redazione Sport
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Il traguardo che Alexander Albon si appresta a varcare sul tracciato di Barcellona, il suo novantaseiesimo Gran Premio con la Williams, possiede il sapore agrodolce di un primato che si accompagna a una riflessione più ampia sull'arte di saper aspettare, o forse di saper riconoscere il momento giusto per agire, nel circo della Formula 1.
Superare un nome come Nigel Mansell, il leggendario campione del mondo del 1992, non è impresa che si compia ogni giorno, e il pilota anglo-thailandese, che in squadra viene scherzosamente apostrofato come un "fanboy" del suo illustre predecessore, ha scelto di onorare l'evento con una livrea del casco che ricalca la mitica "Red 5", quasi a sigillare un passaggio di testimone ideale più che una semplice statistica.
L'ironia, in questo contesto, si infittisce se si considera che mentre Albon celebra il suo legame con la storia del team di Grove, nel paddock si consuma una battaglia ben più tecnologica e forse meno incline a romanticismi, quella legata al dispositivo Aduo, che ha scosso le certezze di chi, come la Red Bull, si era illuso di poter dettare legge anche sotto il cofano.
Il paradosso Red Bull: motore "migliore" ma in crisi di risultati, Mekies chiede spiegazioni
La questione, come spesso accade quando si toccano i nervi scoperti della tecnica, è tutt'altro che lineare. Il nuovo meccanismo Aduo, acronimo che sta per Additional Development and Upgrade Opportunities, è stato introdotto dalla Federazione per correggere eventuali squilibri prestazionali tra i motoristi in un'era di power unit formalmente congelate, e si basa su un indice di performance del motore a combustione interna, il cosiddetto ICE Performance Index, che viene elaborato attraverso l'analisi dei dati telemetrici raccolti in gara.
Ebbene, secondo quanto emerso, la prima rilevazione della Fia avrebbe incoronato la power unit targata Red Bull Ford come la migliore in assoluto, relegando la Mercedes, che pure ha dominato l'inizio di stagione con sei vittorie su sei gare, in una posizione di inseguitrice, distante tra il due e il quattro per cento dal motore di punta.
Un verdetto, questo, che ha gettato nello sconcerto non solo gli osservatori, ma gli stessi diretti interessati, a cominciare dal team principal della Red Bull, Laurent Mekies, il quale non ha nascosto il suo scetticismo dichiarando che, sebbene la classifica non sia ancora stata ufficializzata, la percezione all'interno del team è che la power unit migliore sia attualmente quella della Mercedes, e che proprio la pista di Monte-Carlo, dove la potenza del motore a combustione conta meno, abbia mascherato i veri valori in campo.
Non a caso, la Red Bull avrebbe già presentato richiesta di revisione dei dati alla Fia, che si trova ora a dover verificare la correttezza dei sensori e delle analisi per fugare ogni dubbio su una classifica che, per certi versi, appare controintuitiva.
Il meccanismo Aduo: come funziona e perché la Ferrari può trarre vantaggio
Al di là delle polemiche del momento, il sistema Aduo, che prevede rilevamenti a intervalli stagionali, è concepito per garantire un certo dinamismo a un regolamento che altrimenti cristallizzerebbe le gerarchie per anni, assegnando gettoni di sviluppo supplementari a chi è rimasto indietro e consentendo, di fatto, un recupero tecnico.
Secondo quanto appreso da fonti vicine alla Federazione, il primo rilevamento, che ha preso in esame i dati fino al Gran Premio del Canada, non avrebbe modificato in maniera sostanziale le gerarchie iniziali, confermando la Ferrari in una posizione di svantaggio piuttosto marcata, con un gap superiore al quattro per cento dal motore di riferimento, e ciò le garantirebbe ben due opportunità di sviluppo sia per la stagione in corso che per quella successiva.
Per la Scuderia di Maranello, questa valutazione si traduce in un'opportunità concreta per colmare il divario, e le indiscrezioni parlano già di un piano di aggiornamenti che potrebbe portare la prima evoluzione della power unit già sul circuito del Red Bull Ring in Austria, con un secondo pacchetto di novità previsto per l'appuntamento di Monza, a settembre, al fine di recuperare quei trenta cavalli che attualmente sembrano mancare all'appello.
Mercedes divisa tra sorpresa e strategia: Russell e Antonelli a confronto
La situazione, lungi dall'essere pacifica, genera reazioni opposte anche all'interno dello stesso team Mercedes, dove i due piloti offrono letture divergenti del verdetto della Fia: se George Russell, da par suo, ha ammesso di non essere sorpreso, sostenendo che già dai test di Barcellona si era intuito che la Red Bull aveva un motore a combustione interna molto forte, il leader del campionato, Andrea Kimi Antonelli, ha invece dichiarato di essere rimasto spiazzato, pur riconoscendo che il team dovrà ora concentrarsi su un processo di sviluppo a lungo termine per sfruttare al meglio le
Concessioni ottenute.
Quel che è certo è che il gioco delle parti si fa sempre più sottile: il fatto che la Mercedes venga considerata, almeno in questa prima fase, seconda forza motoristica, le consente di intervenire sulla power unit con un aggiornamento in stagione e uno nel 2027, un vantaggio non trascurabile in ottica futura, mentre la Red Bull, indicata come riferimento, si trova a dover gestire l'ingrato ruolo di chi non può più sviluppare il proprio motore, a meno di clamorose rettifiche da parte della Fia che, al momento, sono ancora tutte da verificare.
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