Tassa sui minipacchi, il rinvio al 2027 la rende obsoleta: la corsa di Temu e Shein non si ferma

Tassa sui minipacchi, il rinvio al 2027 la rende obsoleta: la corsa di Temu e Shein non si ferma
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La tassa da 2 euro sui minipacchi, quella che avrebbe dovuto colpire gli ordini di valore inferiore ai 150 euro provenienti da Paesi extra Ue, rischia di diventare una misura talmente rinviata da perdere qualsiasi efficacia pratica, se non addirittura la sua stessa ragion d'essere. A mettere nuovamente in discussione i tempi di applicazione del tributo, già slittato in passato, sono due emendamenti identici presentati rispettivamente dalla Lega e da Forza Italia al decreto Infrastrutture e Pnrr, attualmente all'esame della commissione Bilancio della Camera.

La proposta dei due partiti di maggioranza è quella di spostare l'entrata in vigore della misura dal primo ottobre 2026 al primo ottobre 2027, un rinvio di un anno che solleva più di un interrogativo sulla reale volontà di introdurre il balzello.

Il pressing delle due forze di maggioranza

Il testo degli emendamenti, identici nella sostanza, prevede che la decorrenza della tassa slitti di ulteriori 365 giorni, con la copertura finanziaria dell'operazione che ammonta a 183,8 milioni di euro, cifra che verrebbe attinta dal Fondo per interventi strutturali di politica economica. Una scelta, quella di Lega e Forza Italia, che di fatto segue la scia di un rinvio già annunciato in precedenza e che ora si pone come un ulteriore segnale di frenata, quasi a voler prendere tempo in attesa di chissà quale nuova soluzione.

Il fatto che i due partiti abbiano depositato emendamenti perfettamente coincidenti lascia intendere che l'operazione sia stata concordata, almeno sul piano tecnico, nell'ambito del centrodestra, anche se al momento non sono emerse dichiarazioni ufficiali da parte dei leader che lascino presagire un dietrofront definitivo.

Il contesto europeo e l'ascesa dei colossi asiatici

Mentre a Roma si discute di slittamenti e coperture finanziarie, il mercato europeo dell'e-commerce sta vivendo una trasformazione epocale, trainata dall'inarrestabile ascesa di giganti cinesi come Temu e Shein, che stanno letteralmente rivoluzionando le abitudini di acquisto dei consumatori del Vecchio Continente.

A certificare questo cambiamento epocale ci ha pensato la Banca centrale europea, che in un'analisi dedicata alle scelte di spesa dei cittadini dell'area euro ha evidenziato come le piattaforme cinesi siano diventate sempre più popolari, con un aumento delle spedizioni a basso costo che è praticamente raddoppiato nell'arco di soli dodici mesi.

Il prezzo, insomma, continua a vincere su qualsiasi altra considerazione, e i consumatori europei sembrano disposti a tutto pur di approfittare di offerte irrinunciabili, spesso a discapito dei negozianti locali e delle aziende del territorio che si trovano a competere con prezzi impossibili da eguagliare.

I numeri di una crescita che non accenna a rallentare

Il documento diffuso da Francoforte traccia un quadro chiaro di quella che ormai è una vera e propria mutazione strutturale delle dinamiche di consumo, con i colossi asiatici che cavalcano l'onda di una domanda sempre più attratta dal rapporto qualità-prezzo, senza farsi scoraggiare da tempi di consegna talvolta lunghi o da questioni legate alla sostenibilità ambientale.

L'aumento esponenziale delle spedizioni di pacchi di piccolo valore, quelli che sarebbero stati colpiti dalla tassa in discussione, ha reso evidente la difficoltà di regolamentare un flusso commerciale che ormai sfugge ai tradizionali schemi di controllo doganale, e che trova nel regime attuale un vantaggio competitivo difficilmente erodibile.

In questo scenario, il continuo rinvio del tributo appare quantomeno anacronistico, se non dannoso, perché mentre si discute di spostare la data di entrata in vigore della misura, il mercato continua a crescere e le abitudini dei consumatori si consolidano.

Un rinvio che rischia di vanificare la misura

L'ulteriore slittamento al 2027, se dovesse essere confermato dall'iter parlamentare, finirebbe per rendere la tassa sui minipacchi un intervento sostanzialmente tardivo, quasi fuori tempo massimo rispetto a una realtà che nel frattempo avrà fatto ulteriori passi avanti, consolidando le posizioni di mercato dei grandi operatori asiatici.

Già al primo annuncio del balzello, molti osservatori avevano sollevato perplessità sulla sua effettiva capacità di moderare gli acquisti provenienti da Paesi extra Ue, sostenendo che 2 euro di aggravio su un pacco di valore inferiore ai 150 euro avrebbero rappresentato più un fastidio burocratico che un deterrente economico per i consumatori.

Con un rinvio di oltre un anno, l'effetto sorpresa della misura andrebbe completamente perso, e i giganti dell'e-commerce avrebbero tutto il tempo di adattare le proprie strategie commerciali per minimizzare l'impatto di un tributo che, alla fine, potrebbe rivelarsi poco più che un pugno di mosche in un mare di transazioni.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.