Prestiti alle famiglie, nel 2025 superati i 604 miliardi. Tassi italiani più alti della media Ue

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ammontare complessivo del credito concesso alle famiglie italiane ha varcato una soglia significativa, attestandosi a fine 2025 oltre i 604 miliardi di euro, con un incremento di 23,3 miliardi rispetto all’anno precedente, pari a una crescita del quattro per cento. A certificarlo è un’analisi della Fabi, la Federazione Autonoma Bancari Italiani, che però invita a non leggere questo dato come un mero indicatore di ripresa economica, suggerendo invece di osservare le dinamiche sottostanti, le quali rivelerebbero tendenze divergenti nel Paese. Se da un lato, infatti, la domanda di mutui, specialmente nelle regioni settentrionali, testimonia una persistente capacità di programmazione finanziaria a medio-lungo termine da parte di alcune fasce della popolazione, dall’altro l’espansione del credito al consumo – cresciuto di oltre 5,3 miliardi, con un +4,5 per cento – viene interpretata dal sindacato come lo specchio di una difficoltà diffusa, ovvero la necessità per molte famiglie di ricorrere all’indebitamento per far fronte alle spese quotidiane, con redditi reali compressi dall’inflazione e dal costo della vita ancora elevato.

Il persistente divario sui tassi di interesse con l’Europa

A rendere ancora più gravoso l’accesso al credito per i cittadini italiani è il costo del denaro, che nonostante i segnali di allentamento della politica monetaria da parte della Banca Centrale Europea, rimane sensibilmente più alto rispetto alla media dell’Eurozona. La stessa ricerca della Fabi fotografa un contesto in cui il tasso medio praticato sui mutui in Italia si attesta al 3,55 per cento, una percentuale che, se confrontata con il 3,06 per cento della Francia o con il 2,49 per cento della Spagna, evidenzia un differenziale non trascurabile, superiore anche alla media europea del 3,23 per cento. Soltanto la Germania, con il 3,84 per cento, presenta condizioni peggiori delle nostre, ma il confronto con Parigi e Madrid resta impietoso, segnalando una persistente anomalia tutta italiana, che si acuisce ulteriormente nel comparto del credito al consumo, dove il tasso medio dell’8,11 per cento vola ben al di sopra della media continentale del 7,51 per cento.

Lombardia in testa per stock, ma il Sud accelera sui mutui

L’analisi territoriale dell’esposizione finanziaria delle famiglie restituisce l’immagine di un’Italia spaccata in due, non tanto nei volumi assoluti, quanto nelle dinamiche di crescita. La Lombardia, come prevedibile, si conferma la regione con il maggiore stock di prestiti, passando da 132 a 136,3 miliardi, un incremento di 4,32 miliardi che, pur rappresentando una fetta consistente dell’aumento nazionale in valore assoluto, in termini percentuali (+3,3%) si attesta leggermente sotto la media. È invece nel Mezzogiorno che si registrano i segnali di maggiore vivacità percentuale, con la Puglia a emergere come la regione più dinamica d’Italia per crescita dei mutui, segnando un +4,5 per cento che le vale il primo posto in questa speciale classifica. Un dato, quest’ultimo, particolarmente significativo perché arriva da un territorio che, pur partendo da una base inferiore, muove comunque un volume di mutui pari a 18,2 miliardi, avvicinandosi alle dinamiche del Centro-Nord e dimostrando una rinnovata fiducia nell’investimento immobiliare anche nel tacco d’Italia.

Il credito al consumo come stampella per i bilanci familiari

Al di là della mera distribuzione geografica dei prestiti, l’elemento più rilevante che emerge dallo studio è la metamorfosi della funzione del credito al consumo, il quale, con i suoi 124,5 miliardi di euro complessivi, sembra aver assunto sempre più i connotati di uno strumento di sopravvivenza economica piuttosto che di un veicolo per realizzare progetti di spesa programmati. La lettura fornita dalla Fabi è netta: l’aumento di questa voce, trainato soprattutto dai prestiti personali e dalla cessione del quinto, rifletterebbe la pressione crescente sui bilanci familiari, costretti a indebitarsi per sostenere consumi che il reddito corrente non riesce più a coprire integralmente. Non si tratta, dunque, di un ritrovato ottimismo, bensì di una strategia di adattamento a una fase storica in cui il potere d’acquisto arranca, e il finanziamento, di fatto, diviene un ammortizzatore sociale implicito, una supplenza a un welfare che fatica a intercettare i nuovi bisogni di una popolazione sempre più esposta alla volatilità dei prezzi.

description: I prestiti alle famiglie italiane superano i 604 miliardi nel 2025. Tassi su mutui e prestiti restano più alti della media europea, con forti differenze regionali.

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