Filippo Nardi, dal Grande Fratello alla consegna di pizze in Romagna: «Ho un furgoncino e inizio dalle 18»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il volto, o meglio, la voce con quell’inflessione inglese che urlava “Dove sono le mie sigarette?” nel confessionale rosso, sembrava destinato a rimanere impresso nella storia della televisione italiana come un’istantanea, un tormentone da ripetere a cena tra amici. E invece, per Filippo Nardi, quella che per molti fu una delle pagine più iconiche della seconda edizione del “Grande Fratello” (quella condotta da Daria Bignardi, quando il format era ancora un esperimento sociale) rappresenta solo il punto di partenza di una traiettoria professionale che, dopo anni di luci della ribalta, ha subito una curvatura inaspettata, quasi radicale. A distanza di un quarto di secolo da quella clamorosa uscita di scena, avvenuta dopo soli tredici giorni di permanenza nella casa di Cinecittà, Nardi si è raccontato nuovamente, questa volta ospite del salotto di “Verissimo”, rivelando un presente fatto di asfalto, consegne serali e un’umanità che poco ha a che fare con i clamori del piccolo schermo.

Una nuova geografia, lontano dalle logiche dello spettacolo

Il cambio di passo, per l’ex concorrente, ha un nome geografico preciso: la Romagna. Trasferitosi circa un anno fa in un luogo che definisce “bellissimo” e dove dice di sentirsi finalmente a casa, Nardi ha deciso di ricostruire la propria quotidianità al di fuori dei meccanismi dell’intrattenimento. In attesa di una collocazione lavorativa più stabile, ha dichiarato di svolgere tre diverse attività, tra le quali spicca quella che più ha suscitato curiosità e, a suo dire, anche qualche pregiudizio: il rider. “Inizio dalle 18”, ha spiegato, salendo a bordo di un furgoncino per consegnare pizze a domicilio, un mestiere che lo porta a percorrere anche lunghe distanze – in alcuni casi ha riferito di averne fatte 140 in una sola serata – e a confrontarsi con una clientela variegata, in cui chi vive nelle ville più belle, ha notato con un certo umorismo, non è necessariamente il più generoso quando si tratta di lasciare una mancia.

Lontano dalle dinamiche che regolano il mondo dello spettacolo, dove i cachet si traducono spesso in percentuali e attese di pagamento che arrivavano a ridursi del settantaquattro per cento tra tasse e compensi dell’agenzia, Nardi ha scelto un’esistenza più concreta. La sua giornata tipo inizia prestissimo, tra lavoretti manuali e il restauro di mobili per amici, attività che affianca a una conduzione radiofonica in una emittente locale, prima di dedicarsi alle consegne serali. È in questo mosaico di occupazioni che l’ex gieffino ha trovato un nuovo equilibrio, sottolineando come il riconoscimento da parte dei clienti – “tu assomigli a quello lì” – rappresenti per lui un aspetto divertente di un lavoro che, altrimenti, lo paga e gli fornisce persino il pasto.

Dalla mazza da golf al furgoncino, uno sguardo sul valore del lavoro

Se c’è un’immagine che per anni ha inseguito Filippo Nardi, quella è la mano che stringe una mazza da golf mentre, nel chiuso del confessionale, esigeva un motivo per restare in un programma che sentiva costrittivo. Una reazione che lui stesso, a distanza di tempo, non rinnega del tutto definendola una “fortuna” ma riconoscendo di aver smussato gli “spigoleti” del carattere. L’episodio, che la produzione montò enfatizzando la richiesta di nicotina, è stato da lui riletto come una reazione a un trattamento provocatorio e a una mancanza di rispetto che non intendeva subire.

Oggi, chi lo ferma per strada o lo vede suonare al citofono con la divisa da rider, talvolta esprime stupore, se non vero e proprio scandalo. Ed è proprio a questi giudizi che Nardi ha risposto con una riflessione che smonta la gerarchia sociale implicita nelle professioni: “Chi si scandalizza per questa scelta lo fa perché crede che esistano lavori di serie A e di serie B”. Per lui, invece, non esiste un lavoro “alto” o “basso”, esiste solo il lavoro in quanto tale, un’attività che in questo caso gli restituisce una dimensione pratica e una libertà che i riflettori, forse, non gli avevano mai realmente garantito.

Un percorso segnato dalla televisione e dalla sua complessità

Il percorso televisivo di Filippo Nardi, infatti, non si è esaurito con quella celebre rinuncia. Il “Grande Fratello” lo aveva lanciato, portandolo a collaborare con programmi come “Le Iene”, a partecipare a “L’Isola dei Famosi” e a diventare un volto noto come opinionista nei salotti di Barbara D’Urso. Eppure, nonostante la notorietà, il conte – questo il suo Titolo nobiliare, figlio di una madre inglese e di un padre fiorentino, nato a Londra nel 1969 – ha deciso di staccare la spina, abbandonando gradualmente quelle che definiva consulenze e ruoli di facciata per ritrovare una dimensione più autentica.

La scelta di allontanarsi non è stata dettata solo dalla stanchezza o dalle difficoltà economiche legate al settore, ma anche da una precisa volontà di non sottostare più a quelle che percepiva come forzature. Il ritorno nella casa del “Grande Fratello Vip” in una delle edizioni successive si era concluso con una squalifica, un ulteriore episodio che probabilmente ha contribuito ad accelerare la decisione di voltare pagina. Ora, tra i campi della Romagna e le strade da percorrere con il furgoncino, Filippo Nardi sembra aver trovato una nuova narrazione di sé, lontana dalla storia che la televisione aveva scritto per lui, ma senza alcun rancore. È una semplice questione di sopravvivenza e di dignità, che si traduce in un sorriso quando, sotto casa di qualcuno, qualcuno lo riconosce e capisce che il vero spettacolo, forse, è proprio saper cambiare.

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