La toga olimpica: Milano Cortina finisce alla Consulta, cosa succede ora

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A tre mesi esatti dal via dei Giochi invernali, un ricorso alla Corte costituzionale getta un'ombra giudiziaria sull'organizzazione di Milano-Cortina 2026. La decisione del gip di Milano, che ha rimesso alla Consulta la questione di legittimità del decreto legge sulla Fondazione dei Giochi, rappresenta una tegola inattesa, la quale, sebbene non dovrebbe intralciare direttamente lo svolgimento delle gare, introduce un elemento di potenziale tensione istituzionale. La magistrata, nell'ambito di un'inchiesta su presunte procedure di affidamento pilotate per i servizi digitali, ha sollevato dubbi sulla norma con cui l'esecutivo ha definito la natura di ente di diritto privato dell'organismo.

Il governo e la fiducia nel percorso

Fonti di Palazzo Chigi, dal canto loro, hanno fatto sapere di accogliere "con serenità e piena fiducia il percorso avviato", attendendo l'esito della pronuncia dei giudici costituzionali. L'esecutivo, si legge in una nota, ha operato per garantire la miglior riuscita dell'evento olimpico e paralimpico, agendo in un "pieno, trasparente rispetto delle regole". Una presa di posizione che, pur nel riconoscimento formale dell'autorità giudiziaria, marca la distanza da qualsiasi ipotesi di irregolarità, sottolineando come il governo abbia lavorato nella più assoluta correttezza.

La posizione della Fondazione

Sulla stessa linea si è posto il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, il quale ha ricordato come l'ente abbia "sempre avuto natura privata", difendendo la correttezza del proprio operato fin dalla fase di candidatura. La sua dichiarazione, arrivata a caldo dopo la notizia delle remissione alla Consulta, sembra voler circoscrivere la portata della questione giudiziaria, trattandosi, a suo dire, di una formalità che non intacca il lavoro svolto in questi anni. Rimane il fatto che il provvedimento ora contestato fu varato a indagine già avviata, un dettaglio che non sfugge agli osservatori più attenti.

Il cuore della questione giuridica

Il nodo da sciogliere per i giudici costituzionali sarà dunque la compatibilità del decreto "Salva Olimpiadi" con i principi fondamentali dell'ordinamento. La legge, convertita in fretta e furia nell'estate del 2024, ha cercato di porre un argine definitorio sulla natura dell'ente organizzatore, intervenendo in un campo minato da inchieste sulla gestione degli appalti. Quel che accadrà ora dipenderà interamente dalla Corte, chiamata a dirimere una controversia che tocca da vicino uno degli eventi più attesi del paese, mentre il countdown per la cerimonia di apertura prosegue inesorabile.

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