Ferrari, l'odissea del lift and coast e le crepe di Maranello
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Redazione Sport
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Un video, divenuto rapidamente virale, ha mostrato con impietosa chiarezza le difficoltà dei piloti della Ferrari nella serata afosa del Gran Premio di Singapore, costretti a una guida conservativa per gestire le criticità della vettura. L’immagine, fin troppo eloquente, racconta l’applicazione del cosiddetto “lift and coast”, una tecnica che obbliga a sollevare il piede dall’acceleratore con notevole anticipo rispetto alla normale traiettoria di curva, una necessità dettata dall’esigenza di preservare alcuni componenti meccanici. Quella che si è consumata in pista è stata un'autentica odissea per Charles Leclerc e Lewis Hamilton, i quali hanno dovuto adottare una strategia di sopravvivenza piuttosto che di competizione, percorrendo anche duecento metri di questo stile di guida forzato, un dettaglio che la radiocronaca ha contribuito a rendere ancor più plateale agli occhi – e alle orecchie – dei tifosi.
Le riunioni a Fiorano e le tensioni interne
A Maranello, intanto, la situazione viene monitorata da vicino, come testimoniato dall’elicottero parcheggiato a Fiorano che ha segnalato la presenza del presidente John Elkann. L’incontro, sebbene non si sia configurato come un’adunata generale, è avvenuto al massimo livello e ha riguardato principalmente le questioni legate all’area del prodotto, in un’analisi che precede le valutazioni di natura strettamente agonistica. Sebbene si tratti di una prassi consolidata, le turbolenze all’interno della Scuderia si stanno moltiplicando, con la prolungata assenza di risultati che sta alimentando delle spaccature, le quali, inevitabilmente, non giovano a un ambiente già fortemente provato dalla pressione.
Il calvario dei freni e la gestione delle gomme
Il nodo cruciale della prestazione a Singapore è stato identificato nella gestione della temperatura dei freni, un problema classico per quel tracciato e comune, in misura variabile, a tutti i team. La Ferrari, tuttavia, non è riuscita a contenerne gli effetti, a differenza dei suoi diretti avversari, evidenziando una fragilità che va ben oltre il singolo episodio. Le cause di questa debacle sono molteplici e si intrecciano, secondo gli addetti ai lavori, con le difficoltà nella gestione delle gomme, creando un circolo vizioso dal quale è stato impossibile uscire. Un guaio tecnico che, a conti fatti, ha offerto un segnale poco rassicurante sulla preparazione della squadra italiana, confermandone la posizione come la più critica tra le scuderie di vertice.
Le aspettative disattese e il nervosismo in pista
Le dichiarazioni ottimistiche rilasciate prima della pausa estiva, quando si aspirava apertamente a conquistare almeno una vittoria prima del termine della stagione, risuonano oggi come un’eco lontana. L’obiettivo di chiudere l’anno in una spirale positiva, invertendo la rotta rispetto alle difficoltà iniziali, appare sempre più complesso da realizzare. In questo contesto, la tensione in garage è palpabile e si riflette anche sull’umore dei piloti, con Charles Leclerc che ha mostrato segni di nervosismo, specchio di una frustrazione che attraversa l’intero team mentre il secondo posto nel Mondiale Costruttori, un tempo dato per consolidato, sembra oggi meno scontato.




