Ferrari, il dramma del lift and coast e una sf-25 senza via d'uscita
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Redazione Sport
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L’immagine, trasmessa in diretta, di Lewis Hamilton che, sul rettilineo principale di Singapore, solleva il piede dall’acceleratore per un’interminabile distanza prima anche solo di pensare alla frenata, ha reso con crudezza la condizione di una vettura costretta a una strategia di pura sopravvivenza. Quella manovra, tecnicamente definita “lift and coast”, che i piloti della Ferrari sono stati obbligati a eseguire in misura massiccia – si parlava, nelle comunicazioni radio, di duecento metri di anticipo –, non è una scelta tattica fine a se stessa ma la conseguenza diretta di problemi strutturali che impediscono una gestione efficiente delle componenti, in particolare delle temperature dei freni e della power unit, in condizioni di gara estreme.
Un incontro a Maranello e le tensioni interne
Proprio mentre i suoi piloti combattevano una battaglia di resistenza in pista, a Maranello la presenza dell’elicottero del presidente John Elkann parcheggiato a Fiorano ha segnalato un vertice, sebbene non convocato come un’adunata d’emergenza. L’incontro, che rientra nella normale routine di gestione dell’area prodotto, ha inevitabilmente fatto da sfondo a un periodo di forti turbolenze interne alla scuderia. La prolungata assenza di risultati significativi, nonostante le attese e gli investimenti, sta infatti generando delle fratture all’interno del gruppo, acuendo una pressione che ormai grava su ogni reparto.
Lo sviluppo aerodinamico in un vicolo cieco
All’origine di gran parte dei malumori c’è un’amara constatazione: lo sviluppo aerodinamico della vettura si è rivelato, per ammissione interna, un’operazione sostanzialmente vana. Il reparto, stando a quanto emerso, ha consumato un’enorme quantità di ore nelle gallerie del vento e nelle simulazioni CFD per cercare soluzioni a problemi di fondo della monoposto, i quali, tuttavia, non potevano essere risolti con semplici aggiornamenti. Questo ha creato una situazione di stallo, un’impasse progettuale che ha bruciato tempo e risorse preziose senza apportare i progressi attesi, lasciando la squadra in una posizione di netto svantaggio rispetto ai competitor diretti.
Il nervosismo in pista e le aspettative disattese
Il clima teso si riflette, in modo palpabile, anche nel garage e in pista, dove la Ferrari si attesta come il team tra i top che manifesta il maggior disagio. Charles Leclerc ha mostrato segni di nervosismo, un riflesso della frustrazione per un potenziale inespresso e per una macchina che non risponde alle sollecitazioni. Le ottimistiche dichiarazioni rilasciate prima della pausa estiva, che auspicavano vittorie prima del termine della stagione per invertire una tendenza negativa, si sono scontrate con una realtà immutata, fatta di zero successi e di un secondo posto nel mondiale costruttori percepito non come un traguardo ma come l’unico obiettivo rimasto realisticamente raggiungibile in un campionato dominato da avversarie imbattibili.




