La strage di Monreale: l’assalto organizzato e l’ultimo tentativo di pace

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non era un incontro casuale. Quella notte a Monreale, i due gruppi – i ragazzi del posto e quelli arrivati dallo Zen di Palermo – si incrociarono in piazza non per la prima volta. «Vi posso dire che questi ragazzi, anche nelle sere addietro, erano a Monreale», ha raccontato un testimone, confermando che la loro presenza era ormai quasi abituale. Pochi minuti dopo, intorno all’1:28, la scena si trasformò in un incubo. Due raffiche di colpi, una breve pausa, poi un’altra scarica. Sul selciato rimasero una ventina di bossoli, mentre i proiettili calibro 9x21 colpivano Andrea Miceli, Salvatore Turdo e Massimo Pirozzo al petto, al collo e all’addome. Altri si conficcarono nei muri, nelle fioriere, frantumando il parabrezza di una Mini Cooper parcheggiata davanti ai locali di via Benedetto D’Acquisto.

Tra le vittime, Andrea Miceli, che prima di morire aveva cercato di evitare il peggio. Secondo quanto emerge dalle carte dell’ordinanza del Gip – che ha convalidato il fermo di Salvatore Calvaruso, il 19enne accusato della strage – Miceli aveva prima messo in salvo la fidanzata, poi si era avvicinato alla rissa nel tentativo di fare da paciere. Un gesto inutile, perché pochi attimi dopo sarebbe caduto sotto i colpi di pistola.

L’indagine, coordinata dalla procura di Palermo, sta ricostruendo i movimenti dei giovani coinvolti. Calvaruso, arrestato insieme ad altri due minorenni, è accusato di omicidio volontario: secondo gli investigatori, sarebbe stato lui a sparare, anche se la dinamica esatta è ancora al vaglio dei magistrati. Quella che inizialmente poteva sembrare una lite improvvisa tra gruppi rivali, in realtà aveva radici più profonde. I ragazzi si conoscevano, e l’assalto – come ha sottolineato un testimone – era stato organizzato.

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