Torino, Lo Russo: «Non ridaremo più quello stabile ad Askatasuna»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, prende una posizione netta, dopo i violenti scontri di sabato sera, dichiarando che l’amministrazione comunale non restituirà più lo stabile di via del Carmine al collettivo Askatasuna. «Quanto accaduto dimostra che non si può ridurre e semplificare il tema della violenza organizzata e dell’antagonismo all’occupazione di un immobile che è vuoto e murato da più di un mese», ha affermato il primo cittadino, rispondendo a chi gli chiedeva se, alla luce dei fatti, rifarebbe il patto siglato lo scorso autunno. Quel accordo, che prevedeva lo sgombero pacifico in cambio della futura riassegnazione attraverso un bando, appare oggi definitivamente compromesso. Lo Russo ha comunque aggiunto che, nonostante l’esito, «pensiamo fosse doveroso provare a riportare nel perimetro della legalità quell’immobile occupato da quasi 30 anni», definendolo un percorso difficile ma che andava tentato.

La visita di Meloni e la stretta del governo

La reazione istituzionale agli incidenti, che hanno visto un agente colpito ripetutamente con calci e con un martello, è stata immediata e ha coinvolto i massimi livelli del governo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo aver visto le immagini dell’aggressione, ha deciso di recarsi personalmente a Torino. Nella mattinata di domenica è arrivata all'ospedale Le Molinette per incontrare l’agente Alessandro Calista, ricoverato, e un altro militare ferito, assicurando loro il pieno sostegno dell’esecutivo. La sua visita, più che un gesto di solidarietà di routine, è stata il preludio a un’azione politica concreta: il governo ha infatti annunciato l’intenzione di accelerare l’iter del cosiddetto “decreto Askatasuna”, un pacchetto di misure di sicurezza mirato a inasprire le pene per i reati commessi in contesti analoghi, con l’obiettivo esplicito, come riportato, di «fargliela pagare».

Il bilancio delle forze dell’ordine e le prime misure giudiziarie

Nel frattempo, le indagini della polizia giudiziaria procedono per identificare i responsabili delle violenze, che hanno segnato una delle pagine più gravi degli ultimi anni nella città. Il bilancio degli arresti, al momento, conta almeno due persone tratte in carcere, tra cui un giovane residente a Torino, mentre altre tre sono state denunciate a piede libero. Complessivamente, nella serata di sabato e nelle ore successive, sono stati una decina i fermati condotti in questura per gli accertamenti del caso; tra costoro, si ha notizia di alcune giovani donne successivamente rilasciate, ma ugualmente segnalate alla magistratura. Le operazioni investigative, che si avvalgono delle immagini raccolte dalle telecamere e dai reparti mobili, continuano per ricostruire con precisione la dinamica degli assalti e per individuare tutti coloro che hanno partecipato agli episodi di più grave aggressione.

Un terreno di scontro che si riapre

Gli eventi torinesi, dunque, riportano alla ribalta il dibattito sulla gestione dei centri sociali occupati e sulla difficile mediazione tra politica, legalità e istanze di una parte del movimento antagonista. La chiusura forzata di Askatasuna, divenuta ormai un simbolo, ha fatto da detonatore a tensioni profonde, mostrando la fragilità di qualsiasi trattativa quando vengono meno i presupposti di dialogo e rispetto delle regole. La strada intrapresa dall’amministrazione Lo Russo, che aveva puntato su una soluzione pattuita, si è infranta contro la piazza più radicale, mentre la risposta dello Stato si articola ora su due fronti paralleli: quello giudiziario, con arresti e denunce, e quello normativo, con l’annunciato inasprimento delle contromisure legislative. Una dinamica, questa, che rischia di irrigidire ulteriormente le posizioni, lasciando in sospeso la questione di fondo su come gestire spazi e conflitti sociali in contesti urbani complessi.

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