Il silenzio di Claudia Conte e il caso Piantedosi: un’anomalia che attraversa salotti, incarichi e politica
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Redazione Interno
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C’è una figura, nel torbido affastellarsi di notizie che circonda il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che sembra muoversi con la leggerezza apparente di chi è abituato a cambiare scena senza mai posarsi davvero: Claudia Conte, definita ormai “la prezzemolina dalla Ciociaria”, un’espressione che ne riassume la capacità – o la necessità – di comparire un po’ dappertutto, dal cinema al giornalismo, passando per i salotti televisivi e le poltrone pubbliche. Ieri, l’unico suo commento – se così si può chiamare – è stato un secco “preferisco il silenzio, ricordo le mie competenze”, una frase che, nella sua voluta opacità, lascia spazio a più di un interrogativo, soprattutto perché arriva dopo che la stessa donna aveva scelto di rendere pubblica, attraverso un’intervista, la relazione privata con il titolare del Viminale. Una scelta, quest’ultima, che qualcuno ha definito quantomeno singolare, se non francamente inspiegabile, visto che da quel momento in poi il suo passato professionale sarebbe stato inevitabilmente passato al setaccio.
Incarichi e consulenze, il mondo parallelo della Conte tra Campania e Toscana
E infatti, passato al setaccio è stato. Emergono così, con la puntualità di un meccanismo che sembrava già scritto, i dettagli di un curriculum piuttosto eterogeneo: il 7 novembre 2023, nella sala stampa della Regione Campania, il governatore Pd Vincenzo De Luca si presentava con al fianco proprio Claudia Conte, in occasione della conferenza per l’evento Ecomondo – incentrato sull’autonomia idrica della Campania –, quasi a sancire un legame politico-istituzionale che nulla aveva a che vedere con la cronaca nera o giudiziaria, ma che oggi appare sotto una luce diversa. E ancora, nel 2022, il sindaco Pd di Firenze Dario Nardella, oggi europarlamentare dem, l’aveva nominata nel consiglio di amministrazione della Fondazione Marini San Pancrazio, l’ente pubblico che gestisce il museo Marino Marini a Firenze: un incarico, quest’ultimo, che rientra in quella galassia di consulenze e poltroncine per cui la Conte è stata definita, non a torto, una professionista del “sottobosco politico-televisivo”.
Perché far saltare il tavolo? La domanda che nessuno ha voluto fare
Il nodo, però, è un altro, e sta nel gesto che ha innescato tutto: perché la giornalista decide di far saltare il tavolo, consapevole – non può non esserlo, data la sua esperienza – che i suoi incarichi e le sue consulenze sarebbero state passate al setaccio e quasi tutte azzerate? Soprattutto, perché sollecita e concorda l’infausta domanda con Marco Gaetani, un giornalista di radio Atreju, cioè un’emittente legata a filo doppio al vertice di Fratelli d’Italia e direttamente alle sorelle Meloni? È possibile credere che il giovane conduttore non abbia informato i vertici del partito di un botta e risposta che coinvolgeva in modo pesantissimo il titolare del Viminale? Perché scegliere proprio quella sede, e non un’altra, per quello che qualcuno ha definito un gigantesco “sputtanamento” del ministro Piantedosi? Chi ha dimestichezza con le dinamiche romane sa che queste scelte non sono mai casuali, e che il silenzio della Conte – oggi così ostentato – rischia di essere più eloquente di qualsiasi intervista.
La sinistra scatenata e l’ombra della Salis: due pesi e due misure
Nel frattempo, la sinistra si è scatenata sul caso che coinvolge il ministro, dimenticando – con una certa ipocrisia, a dire di molti – di dover ancora spiegare il rapporto tra la Salis e il suo assistente, una vicenda che attende ancora risposte chiare. La credibilità, si sa, si costruisce nel tempo, e non può essere reclamata a comando: chi oggi chiede la testa di Piantedosi per una relazione privata farebbe bene a ricordare che la vita privata, come scriveva qualcuno, non è materia di scandalo. E allora, tornando a Claudia Conte, resta l’interrogativo di fondo: è solo una sprovveduta in cerca di pubblicità, una che non capisce che dal disvelamento della sua relazione col ministro le sarebbero arrivati solo guai? Oppure ha voluto forzare l’amante a chiarire con la propria famiglia, spingerlo a lasciare la moglie? Sinceramente, credo poco a queste letture riduzioniste. Più probabile, invece, che il suo sia stato un calcolo sbagliato, un azzardo andato male in un gioco dove le pedine, però, si muovono sempre con un disegno preciso.




