PosteID verso il pagamento: cosa cambia per lo SPID
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Anche lo SPID di Poste Italiane si avvia verso la svolta a pagamento. La natura ibrida del Sistema Pubblico di Identità Digitale, che pure nel suo acronimo reca un chiaro riferimento alla sfera pubblica, mostra da tempo tutta la sua complessità strutturale. Se da un lato, infatti, lo strumento è concepito per accedere in modo uniforme ai servizi dell'amministrazione, la sua gestione operativa è demandata a soggetti privati i quali, fino a questo momento, hanno potuto contare su finanziamenti statali per erogare il servizio in forma gratuita alla stragrande maggioranza degli utenti. Una simbiosi che, secondo molte voci, potrebbe essere prossima a un punto di svolta decisivo, destinato a cambiare le abitudini di milioni di persone.
Poste Italiane e il canone annuale
Proprio in questo contesto, Poste Italiane si starebbe preparando a introdurre un canone annuale per il suo servizio PosteID, allineandosi così alla scelta già compiuta da altri identity provider come Aruba, InfoCert e Register. La cifra stimata per gli utenti, che si aggirerebbe intorno ai cinque euro per ogni anno di validità, andrebbe a interessare una platea potenziale di oltre ventotto milioni di persone, numeri che rendono l’eventuale decisione particolarmente significativa per il suo impatto sociale. Una mossa che, se confermata, segnerebbe la fine di un'era per un servizio considerato ormai essenziale da molti.
Il dualismo tra pubblico e privato
Il cruccio fondamentale, come spesso è stato fatto notare dagli osservatori più attenti, risiede proprio nella duplice anima dell'intero sistema. Le aziende che forniscono l'identità digitale, sebbene operino per un fine di pubblico interesse, devono comunque far fronte a costi gestionali e di sicurezza informatica, i quali non sono certo irrilevanti. L’annunciata intenzione del governo di spingere verso soluzioni completamente pubbliche, come la Carta d'Identità Elettronica e il nascente IT Wallet, ha probabilmente accelerato una riflessione già in atto tra i gestori privati sul futuro modello di business. Alcuni di loro, del resto, hanno già imboccato questa strada.
Un cambiamento epocale per il mercato
L’eventuale adesione di Poste Italiane a un modello a pagamento rappresenterebbe dunque un cambiamento epocale, considerando che la sua quota di mercato, stimata attorno al settantadue per cento del totale, la rende di fatto l’attore principale in questo settore. La transizione, che coinvolgerebbe la maggior parte delle identità digitali attive nel paese, solleva interrogativi sulla percezione del servizio stesso e sulla sua accessibilità, soprattutto per quelle fasce di popolazione che lo utilizzano per rapporti essenziali con lo Stato.




