Santanchè, una sfiducia che divide il Parlamento
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Redazione Interno
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L’Aula di Montecitorio, lunedì scorso, ha offerto uno spettacolo desolante: banchi semivuoti, un’atmosfera rarefatta e un silenzio che, più che rispettoso, sembrava imbarazzato. Al centro della scena, la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni contro Daniela Santanchè, ministra del Turismo di Fratelli d’Italia, accusata di essere coinvolta in vicende giudiziarie che includono anche l’ipotesi di truffa ai danni dello Stato. Un momento che, al di là delle formalità, ha rivelato molto della fragilità politica della maggioranza e delle tensioni interne al governo.
La discussione, che ha visto intervenire solo sette deputati – tutti provenienti dalle opposizioni – è stata affrontata dal centrodestra con una strategia chiara: il silenzio. Nessun intervento a difesa della ministra, nessuna presa di posizione netta. I banchi di Lega e Forza Italia erano quasi deserti, mentre quelli di Fratelli d’Italia, pur presenti, hanno preferito non alzare la voce. Una scelta che, come ha sottolineato il leader del M5s Giuseppe Conte, sembra indicare un progressivo distacco dalla Santanchè, ormai percepita come un’esponente scomoda. «È rimasta sola», ha dichiarato Conte in un video sui social, «nemmeno i suoi la difendono più».
La mozione, promossa dal Movimento 5 Stelle e sottoscritta anche da Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra, ha messo in luce non solo le criticità legate alla figura della ministra, ma anche le divisioni interne alla maggioranza. Sebbene il partito di Giorgia Meloni abbia cercato di giustificare le assenze citando il fatto che molti deputati non erano a Roma, l’immagine di un Parlamento deserto ha lasciato un’impressione difficile da cancellare. Fabio Rampelli, vicepresidente di turno, ha cercato di sdrammatizzare ironizzando sul «pienone» rispetto ad altri lunedì, ma la realtà è che la quasi totalità delle presenze si concentrava nella parte sinistra dell’emiciclo, dove le opposizioni hanno trovato un raro momento di compattezza.
La vicenda giudiziaria che grava sulla Santanchè, con il rischio di un rinvio a giudizio, rappresenta un nodo cruciale. Le accuse, che includono presunte irregolarità finanziarie e truffa, hanno alimentato un clima di sfiducia non solo tra le opposizioni, ma anche all’interno della stessa maggioranza. La scelta di non intervenire durante il dibattito, lasciando che fossero solo le opposizioni a parlare, sembra indicare una volontà di prendere le distanze da una figura sempre più ingombrante.
Il silenzio del centrodestra, tuttavia, non è stato interpretato come un segnale di debolezza, ma piuttosto come una mossa calcolata. Evitare di alimentare ulteriormente la polemica, in attesa degli sviluppi giudiziari, potrebbe essere una strategia per non compromettere ulteriormente l’immagine del governo. Resta il fatto che, in un momento così delicato, l’assenza di un sostegno pubblico alla ministra ha lasciato trapelare una frattura che potrebbe avere ripercussioni più ampie.




