Per due giovani su tre il web è un luogo di violenza, l'indagine fotografa un disagio diffuso
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Redazione Interno
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Se il web si configura, agli occhi del 66% dei giovani italiani, come un luogo di violenza, il dato traccia un confine netto rispetto a qualunque retorica celebrativa del digitale. Lo spazio virtuale, che pure permea le loro esistenze, viene percepito da una netta maggioranza non come un'opportunità neutrale bensì come un ambiente potenzialmente rischioso e spesso ostile. È questa la fotografia, inquietante nella sua chiarezza, scattata dall'edizione 2026 dell'Osservatorio indifesa di Terre des Hommes, condotta insieme alla redazione di Scomodo, la quale ha raccolto le voci di oltre duemila ragazzi e ragazze under 26 distribuiti sull'intero territorio nazionale. Un campione significativo, il cui responso disegna un panorama sociale in cui le relazioni digitali sono frequentemente segnate da un'asimmetria di potere e da un senso di pericolo.
I numeri del fenomeno e l'appello per una strategia coordinata
La dimensione del fenomeno, del resto, trova conferma in altre rilevazioni. Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, ha ricordato come nel corso del solo 2025 l'associazione abbia gestito 181 casi di bullismo e 24 di cyberbullismo, numeri che rappresentano solo la punta di un iceberg ben più esteso. "Le leggi per contrastare il bullismo e il cyberbullismo ci sono", ha sottolineato Caffo, "ma è necessario un percorso attuativo che richiede sforzi e coordinamenti". Una presa di posizione che evidenzia come il quadro normativo, da solo, non possa bastare, servendo piuttosto un'azione sistemica e continuativa che coinvolga diverse sfere della società. Le segnalazioni, si apprende, hanno riguardato in prevalenza attacchi legati alle caratteristiche fisiche, i quali costituiscono il 72,5% dei casi di bullismo e una percentuale significativa anche per quanto attiene alle molestie in rete.
La violenza online si intreccia con le dinamiche tradizionali
Il cyberbullismo, che colpirebbe oltre un milione di ragazzi tra i 15 e i 19 anni secondo le stime dell'organizzazione, non opera in un vuoto ma spesso prolunga e amplifica dinamiche di prevaricazione già esistenti nel mondo fisico. La distinzione tra i due piani, pertanto, si fa sempre più labile, creando per le vittime una condizione di assedio pressoché costante. L'allarme, lanciato in occasione della Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, sottolinea la necessità di un impegno che vada oltre la semplice gestione delle emergenze. Serve, come è stato osservato, una cultura della responsabilità diffusa, dove ogni parola pubblica e ogni scelta educativa contribuiscano a definire il clima in cui i più giovani si formano.
L'importanza di contrastare l'isolamento delle vittime
In questo contesto, assume un rilievo cruciale la lotta contro le solitudini che tali fenomeni generano. L'isolamento, infatti, rappresenta spesso sia una conseguenza per chi subisce le aggressioni, sia un terreno fertile per il perpetuarsi degli abusi. Valori come il rispetto e l'inclusione, richiamati anche in occasione di eventi globali come l'apertura dei Giochi Olimpici, mostrano tutta la loro attualità nel definire un modello alternativo di relazione. La linea di ascolto, strumento prezioso e spesso primo approdo per chi chiede aiuto, da sola non può essere considerata la soluzione, costituendo piuttosto un anello di una catena di interventi che deve coinvolgere scuole, famiglie e istituzioni in un'opera di prevenzione costante e di educazione alle relazioni, sia analogiche che digitali.
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