Adolescenti, il corpo bello è “magro”: l’indagine in Lombardia che fotografa un disagio diffuso
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Redazione Salute
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La pressione estetica, il rapporto con il cibo e un'idea spesso irraggiungibile di perfezione fisica: sono questi i temi al centro di una ricerca condotta nelle scuole superiori della Lombardia, che restituisce il ritratto di una generazione alle prese con un malessere profondo e trasversale.
L'indagine, realizzata dalla Fondazione The Bridge per conto del progetto Food For Fine di Terre des Hommes Italia, ha coinvolto 415 studenti e studentesse e 69 insegnanti delle province di Milano, Monza, Como, Varese e Lecco, offrendo uno spaccato significativo su come i giovani vivono il proprio corpo e l'atto del nutrirsi.
Il corpo ideale e il peso della magrezza
Se si chiede a un ragazzo o a una ragazza di associare due parole all'idea di "corpo bello", la risposta che ricorre con maggiore frequenza è "magro", citato 94 volte dai partecipanti al sondaggio. Questo dato, come sottolineato dai ricercatori, suggerisce che per un adolescente su quattro la bellezza fisica sia di fatto coincidente con la magrezza, mentre solo il 20% del campione collega il corpo bello al concetto di salute.
L'indagine, dal titolo "Alla ricerca della perfezione: il benessere psicologico degli adolescenti lombardi raccontato da ragazze e ragazzi", dipinge una generazione per cui il corpo è diventato un elemento da misurare, correggere e controllare costantemente, nel tentativo di avvicinarsi a modelli spesso percepiti come irraggiungibili.
Un disagio al femminile: la pressione sulle ragazze
La sofferenza legata all'immagine corporea non è distribuita in modo uniforme e la ricerca evidenzia come il divario di genere rappresenti uno degli aspetti più critici emersi. Le ragazze, in particolare, mostrano un malessere più marcato, con indici di soddisfazione corporea e benessere psicologico che si attestano al di sotto della soglia di problematicità.
L'indice di soddisfazione corporea per le studentesse è pari a 2,47 su 5, un valore che scende ben al di sotto del limite di 3 considerato critico; per i ragazzi, invece, lo stesso indice si ferma a 2,99, un dato comunque fragile ma più vicino alla soglia di allarme. La stessa distanza si osserva nel benessere psicologico generale, con le ragazze che riportano punteggi più bassi in tre dimensioni su quattro: soddisfazione corporea, serenità nel rapporto con il cibo e benessere psicologico.
Cibo, ansia e social media: un legame complesso
Il rapporto con il cibo si conferma un territorio complesso e per molti adolescenti fonte di ansia e disagio. Se per la maggioranza degli studenti il cibo conserva una valenza positiva e quotidiana, per il 20,5% si lega a sensazioni di paura, ansia o a un meccanismo di sfogo emotivo. Un ulteriore 13,7% lo associa al controllo del peso, alle calorie, ai grassi o a regimi dietetici. In questo quadro, l'uso dei social network emerge come un fattore di rischio significativo: il 43% degli studenti dichiara di vedere abbastanza o molto spesso contenuti legati a diete o integratori.
La ricerca sottolinea come chi è maggiormente esposto a questi contenuti presenti un quadro di benessere più fragile in tutte le aree indagate, senza che ciò consenta di stabilire un rapporto di causa-effetto definitivo, ma evidenziando un'associazione preoccupante.
La scuola in prima linea: docenti osservano ma chiedono formazione
L'istituzione scolastica si conferma un osservatorio privilegiato del disagio giovanile, con quasi sette insegnanti su dieci che dichiarano di aver avuto in classe, negli ultimi tre anni, casi sospetti o diagnosticati di disturbi della nutrizione e dell'alimentazione. I docenti segnalano inoltre un aumento generalizzato delle fragilità tra gli studenti: il 92,8% riporta una crescita delle difficoltà di concentrazione, l'85,5% osserva più episodi depressivi e il 79,7% nota un incremento degli attacchi di panico.
Tuttavia, proprio sul fronte dei disturbi alimentari, emerge una criticità importante: circa la metà degli insegnanti ammette di conoscere poco o nulla l'argomento. Solo il 5,8% ha ricevuto formazione promossa dalla scuola, mentre il 39,1% si è formato autonomamente e un altro 50,7% dichiara di non aver ricevuto alcuna preparazione specifica.
La necessità di una risposta sistemica
Di fronte a questi numeri, gli esperti sottolineano come il disagio non sia un fenomeno passeggero da ricondurre a capricci adolescenziali, ma un segnale sistemico che richiede il coinvolgimento di scuola, famiglie e servizi. Luisa Brogonzoli, coordinatrice del Centro Studi di Fondazione The Bridge, ha evidenziato come la scuola rappresenti un osservatorio insostituibile, ma che la mancanza di strumenti adeguati per affrontare il problema sia un dato che preoccupa quanto quello relativo agli studenti stessi.
Da qui la richiesta di investire nella formazione come primo e indispensabile atto di prevenzione. Federica Giannotta di Terre des Hommes Italia ha aggiunto che i dati raccontano di una generazione per cui il corpo è diventato un terreno di fatica e confronto, in cui l'immagine di sé, la pressione estetica e i modelli di perfezione veicolati dai social network giocano un ruolo centrale, soprattutto per le ragazze.
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