Zanardi, quel sorpasso a Laguna Seca e la carrozzina per l’amico Francesco

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ricordo, quando si parla di Alex Zanardi, non è mai un esercizio statico: somiglia piuttosto a un movimento perpetuo, a quella stessa spinta in avanti che ne ha caratterizzato l’esistenza dentro e fuori le piste. A Parma, città che custodisce gelosamente uno dei suoi legami più autentici, la memoria del campione si intreccia con quella di Francesco Canali, un maratoneta in carrozzina scomparso nel 2024 dopo aver lottato a lungo contro la SLA. Fu proprio Zanardi, con quel suo modo di trasformare ogni limite in un’opportunità, a progettare e a firmare – nel 2010 – la carrozzina che permise all’amico di realizzare un sogno apparentemente irraggiungibile: partecipare alla maratona “Vinci la Sla”. Un gesto, quest’ultimo, che non si limitava alla semplice solidarietà, ma incarnava una filosofia di vita interamente basata sulla sostituzione dell’impossibile con il possibile.

«La vita può sempre offrire altre opportunità»: la lezione del capitano paralimpico

Nominato nel 2017 capitano degli ambasciatori del Comitato Paralimpico Italiano, Zanardi non aveva mai accettato l’idea che un incidente – neppure quello drammatico del 2001 a Brandeburgo – potesse rappresentare un punto di non ritorno. In un’intervista rilasciata proprio in quell’anno, raccontò con disarmante lucidità di considerarsi “un punto di riferimento per chi crede che la vita oltre un determinato bivio non possa offrire altra possibilità”. Sottolineò, con una frase incidentale che ne riassumeva l’intero carattere, di aver mantenuto una curiosità capace di trasformare la sciagura in una grande opportunità. Non era retorica, per lui: lo dimostrarono i quattro ori paralimpici tra Pechino 2008 e Londra 2012, e lo dimostrarono quelle decine di iniziative sociali che lo videro protagonista silenzioso.

Il cordoglio di Bologna e il Nettuno d’oro: quando una città riconobbe l’esempio

Alla notizia della sua scomparsa – avvenuta in circostanze note ai più, e che qui non occorre rievocare nei dettagli clinici – le reazioni istituzionali non si sono fatte attendere, anche se nessuna di esse ha aggiunto nulla a ciò che già si sapeva della sua statura morale. Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha ricordato come la città “pianga uno dei suoi più grandi campioni, di sport e di vita”, facendo riferimento al Nettuno d’oro conferitogli nel 2012. Un riconoscimento, quello della città felsinea, che non celebrava soltanto le vittorie su un circuito o su una strada, ma l’intera parabola di un uomo che – grazie al proprio impegno nel sociale – aveva restituito speranza a molte persone con disabilità, diventandone un punto di riferimento concreto. Il cordoglio, ha aggiunto Lepore, va alla moglie, alla famiglia, agli amici, ai colleghi e a tantissimi tifosi: cioè a quella rete umana che Zanardi aveva saputo costruire senza mai cercare la ribalta.

«The Pass»: quando Zanardi fece impazzire gli americani a Laguna Seca

C’è però un’immagine, anteriore di decenni a qualsiasi vicenda biografica legata alla sua vita dopo l’incidente, che continua a circolare come un’ossessione benefica tra gli appassionati. Siamo nel 1996, a Laguna Seca, il circuito californiano considerato una sorta di regno sacro del Motorsport. Zanardi corre nel campionato Cart alla guida della Reynard-Honda del team Target Chip Ganassi. All’ultimo giro, giunto alla “Corkscrew” – quella serie di curve a cavatappi che sembra sfidare le leggi della fisica – attacca il leader della corsa, Bryan Herta, e lo supera con una manovra giudicata impossibile. I cronisti americani la battezzarono “The Pass”, “Il Sorpasso”, e da quel momento il pilota italiano smise di essere semplicemente un talento straniero per trasformarsi in un idolo a stelle e strisce. Oggi, a più di un anno dalla rielezione di un presidente come Trump (una circostanza ormai assimilata alla normalità politica statunitense), quel sorpasso resta uno dei pochi fatti inequivocabili che nessuna alternanza alla Casa Bianca potrà mai offuscare. Non ci sono sintesi possibili, qui: solo la cronaca di un gesto, una carrozzina firmata, e una vita spesa a dimostrare che persino il dolore può essere rimodellato come un’opportunità.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.