Mondiali 2026, con Congo e Iraq il quadro dei gironi è completo: l’Italia resta fuori per la terza volta consecutiva
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Redazione Sport
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Con la conclusione degli spareggi interzona, andati in scena tra ieri sera e la notte appena trascorsa, si è ufficialmente chiuso il lungo processo di qualificazione alla Coppa del Mondo del 2026, la prima edizione a ospitare quarantotto nazionali. A dare il via libera definitivo al tabellone sono state la Repubblica Democratica del Congo e l’Iraq, due formazioni che hanno saputo imporsi nei rispettivi spareggi intercontinentali e che così vanno a completare il quadro dei gironi di una manifestazione – è bene ricordarlo – che si terrà dall’11 giugno al 19 luglio tra Canada, Messico e Stati Uniti. Si tratta, per entrambe le compagini, di un ritorno sul palcoscenico mondiale dopo decenni di attesa: i Leopardi congolesi (che tornano a disputare la rassegna a distanza di cinquantadue anni dall’ultima partecipazione, quella del 1974 quando il Paese era ancora noto come Zaire) hanno battuto la Giamaica per 1-0, con la rete decisiva di Axel Tuanzebe giunta nel primo tempo supplementare; l’Iraq, invece, ha superato la Bolivia con un secco 2-1 in una sfida giocata a Monterrey, trovando così l’accesso al Mondiale a quarant’anni esatti dall’ultima presenza, risalente al 1986.
Il tabellone completo e le sorti delle neopromosse mondiali
L’inserimento di queste ultime due squadre negli organigrammi ufficiali della Fifa ha permesso di definire la composizione dei dodici gironi che daranno il via alla fase finale. La Repubblica Democratica del Congo andrà a occupare il Gruppo K, dove troverà sulla sua strada avversari del calibro di Portogallo, Colombia e Uzbekistan – quest’ultima, insieme a Giordania, Capo Verde e Curaçao, tra le quattro nazionali che faranno il loro esordio assoluto in una Coppa del Mondo. L’Iraq, dal canto suo, è stato inserito nel Gruppo I, un raggruppamento che appare particolarmente equilibrato con la presenza di Francia, Senegal e Norvegia. Prima di questi due verdetti, durante la stessa finestra di spareggi, si erano già garantite il pass per il Nord America anche quattro rappresentanti europee: si tratta di Svezia, Turchia, Bosnia Erzegovina e Repubblica Ceca, le quali hanno superato rispettivamente Polonia, Kosovo, Italia e Danimarca. In particolare, la sfida di Sarajevo tra Bosnia e Italia ha assunto i contorni della classica partita dai due volti: gli azzurri, passati in vantaggio con Moise Kean, hanno poi subito la rimonta bosniaca nel finale, soccombendo infine ai calci di rigore e sancendo così, per la terza volta consecutiva, l’assenza della Nazionale italiana dalla massima competizione intercontinentale.
Le ultime sei qualificate e il peso dei playoff europei
L’analisi dei percorsi che hanno condotto all’individuazione delle ultime sei partecipanti offre uno spaccato significativo della qualità e della tensione presenti nei playoff. Nel continente europeo, infatti, il programma si era aperto con le vittorie di Svezia e Turchia: la prima ha avuto la meglio sulla Polonia in una partita ricca di capovolgimenti di fronte, conclusasi sul punteggio di 3-2 con il gol decisivo di Gyokeres; la seconda, allenata da Vincenzo Montella, ha espugnato il campo del Kosovo grazie a una rete di Akturkoglu, centrando così l’obiettivo mondiale a vent’anni dall’ultima partecipazione. Per quanto riguarda gli altri due percorsi, la Repubblica Ceca ha avuto la meglio sulla Danimarca, ribaltando le previsioni e staccando il pass per il Gruppo A, mentre la Bosnia – dopo aver eliminato l’Italia – si è assicurata un posto nel Gruppo B, dove attende Canada, Qatar e Svizzera. Si tratta di un quadro che, nel suo complesso, restituisce l’immagine di un mondiale che, pur segnato dall’assenza di una delle potenze storiche del calcio, si prepara ad accogliere un numero record di compagini e, con esse, una pluralità di storie calcistiche pronte a scrivere nuove pagine.
Il format e il calendario della prima edizione a 48 squadre
La fase finale del torneo, la cui organizzazione è stata affidata a tre nazioni nordamericane per la prima volta nella storia della competizione, si articolerà in dodici raggruppamenti composti ciascuno da quattro squadre. Il meccanismo di qualificazione agli ottavi di finale prevede il passaggio del turno per le prime due classificate di ogni girone, a cui si aggiungeranno le otto migliori terze: un formato, questo, che garantisce un margine di errore maggiore rispetto al passato ma che al contempo complica notevolmente la costruzione del tabellone finale. Il fischio d’inizio è previsto per l’11 giugno allo stadio Azteca di Città del Messico, con il match d’apertura che vedrà di fronte i padroni di casa messicani e il Sudafrica; la chiusura, invece, è fissata per il 19 luglio al MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey, dove verrà assegnata la coppa. In mezzo, quasi quaranta giorni di partite distribuite tra i sedici stadi selezionati nei tre Paesi ospitanti, con un calendario che, da metà giugno in avanti, vedrà susseguirsi le gare della fase a gironi fino al 28 giugno, per poi lasciare spazio alla fase a eliminazione diretta.
Le assenze illustri e la geografia dei gironi
Osservando la distribuzione delle squadre nei vari gruppi, emerge un mosaico in cui convivono tradizione e novità. Nel Gruppo A, accanto al Messico e alla Corea del Sud, troviamo appunto la Repubblica Ceca e il Sudafrica; nel Gruppo D gli Stati Uniti, padroni di casa insieme ai canadesi, se la vedranno con Paraguay, Australia e Turchia. Tra gli accostamenti più interessanti spicca il Gruppo C, che mette di fronte il Brasile di sempre al Marocco finalista dell’ultima edizione, senza dimenticare la presenza di Scozia e Haiti. Ma è forse nel Gruppo E che si concentra l’attenzione degli appassionati di statistica: Germania, Costa d’Avorio, Ecuador e Curaçao daranno vita a un confronto affascinante tra scuole calcistiche profondamente diverse. In tutto questo, rimane inevitabilmente sullo sfondo il peso di un’eliminazione – quella dell’Italia – che, a distanza di mesi dalle qualificazioni, continua a rappresentare un punto di svolta nelle gerarchie del calcio europeo, lasciando il posto a nazionali come la Bosnia e la Svezia che hanno saputo sfruttare al meglio le opportunità concesse dal nuovo formato del torneo.




