Tragedia in Versilia, un ragazzo di 26 anni annega nell’auto finita in un fosso: il fratello della fidanzata salva lei e poi corre a chiedere aiuto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quelle grida, nel cuore della notte che lì è solitamente silenziosa, hanno oltrepassato i muri delle abitazioni che affacciano su via Poggio alle Viti, una stradina secondaria e di confine tra i comuni di Viareggio e Massarosa, e qualcuno, sentendole, non ha esitato a comporre il numero unico per le emergenze. Erano le quattro passate da qualche minuto, ormai quasi l’alba di un 14 febbraio che si sarebbe portato via un ragazzo di soli 26 anni, quando alla centrale operativa del 112 è arrivata la prima richiesta d’intervento: una residente, svegliata di soprassalto, avrebbe spiegato agli operatori di aver sentito distintamente qualcuno implorare soccorso, un lamento disperato provenire dal fossato che costeggia la carreggiata, dove pochi istanti prima un’auto, uscita di strada, aveva sfondato il muretto di un piccolo ponte prima di inabissarsi nell’acqua. La dinamica, al vaglio degli inquirenti, è ancora in fase di ricostruzione precisa, ma ciò che appare certo è la furia con cui l’esistenza di un intero gruppo di giovani è stata sconvolta: il conducente, Duccio Sargentini, che di anni ne avrebbe compiuti ventisette a dicembre, è rimasto intrappolato nell’abitacolo mentre l’acqua gelida saliva, e per lui, nonostante il tempestivo arrivo dei sommozzatori dei vigili del fuoco, non c’è stato nulla da fare se non constatarne il decesso una volta estratto dalle lamiere -2-3.

A bordo della vettura, una volta che questa è piombata giù oltre il parapetto finendo capovolta nella Gora di Stiava, resa più profonda dalle abbondanti piogge dei giorni scorsi, viaggiavano anche la fidanzata di Duccio, una ragazza di ventiquattro anni, e il fratello di lei, di appena ventuno -2. È stato proprio il più giovane del gruppo, seduto sui sedili posteriori, a vivere secondi che devono essere apparsi interminabili ma che, al contempo, sono risultati decisivi per scongiurare un bilancio ancora più pesante: Matteo Barsi, questo il suo nome, ha avuto la prontezza di riflessi non solo di liberarsi dall’abitacolo, ma di aggrapparsi alla sorella Elena – che era dal lato del passeggero – e di trascinarla con sé fuori da quella trappola mortale, mentre l’auto si inabissava -2. Salvandole la vita, insomma, con un gesto istintivo e coraggioso, l’ha adagiata sul ventre del mezzo rimasto parzialmente emerso per poi, con il cuore in gola e il pensiero fisso per l’amico Duccio che non vedeva più, nuotare fino alla sponda e risalire in strada, correndo come un pazzo verso le poche case vicine per suonare ai citofoni e gridare aiuto, nella speranza – purtroppo vana – che qualcuno potesse ancora fare qualcosa per il ragazzo alla guida -2.

Il disperato tentativo di salvare l’amico e l’arrivo dei soccorritori

L’urlo di Matteo, quel richiamo disperato nel buio di via Poggio alle Viti, è stato il primo, vero allarme per un intero quartiere. Dopo aver messo in salvo la sorella, che nel frattempo era svenuta o comunque in stato di semi-incoscienza sul telaio dell’auto capovolta, il ventunenne ha letteralmente preso d’assalto i citofoni delle case, quelle poche abitazioni isolate che si affacciano sulla strada di confine, cercando qualcuno che potesse allertare i soccorsi in modo più rapido ed efficace -2. Una residente, probabilmente la stessa che poi avrebbe fornito la prima testimonianza, ha risposto a quella chiamata e ha composto il numero, facendo scattare la macchina dei soccorsi: sul posto sono precipitate l’ambulanza infermieristica di Stiava, le ambulanze della Misericordia di Torre del Lago e di Viareggio, oltre naturalmente ai vigili del fuoco e alle pattuglie della polizia, che hanno subito avviato i rilievi del caso per cercare di stabilire le cause di quella sbandata fatale -1-4. Mentre i sanitari si prendevano cura di Elena, trasportata in codice giallo all’ospedale Versilia assieme al fratello che l’aveva salvata – entrambi, per fortuna, non in pericolo di vita – i vigili del fuoco, incluso il nucleo sommozzatori, lavoravano senza sosta per liberare il di Duccio Sargentini dall’abitacolo, un’operazione complessa e delicata, durata più del previsto, che ha solo potuto restituire alla luce il giovane ormai privo di vita -3-4.

Il ritratto di una vita dedicata agli altri e la passione per la bicicletta

Duccio Sargentini, che viveva a Bozzano, una frazione del comune di Massarosa, con la madre, non era solo un ragazzo di ventisei anni con un futuro davanti; era un volto conosciuto e benvoluto in tutta la zona, un giovane che in molti, dalle colline di Bozzano alle strade di Viareggio dove aveva frequentato le scuole superiori, ricordano per quel sorriso che gli amici più stretti descrivono come “clamorosamente bello”, un sorriso che spuntava sotto i capelli ricci e che, con la crescita, non aveva perso la sua capacità di essere “limpido e contagioso” -2. Da un paio d’anni, oltre al lavoro di collaudatore meccanico per una ditta di Lucca, aveva deciso di dedicare il suo tempo libero agli altri, entrando a far parte della Protezione Civile con la Misericordia di Massarosa: era impegnato nella squadra antincendio boschivo e in tutte quelle attività di soccorso alla popolazione che richiedono presenza e altruismo, e il coordinatore del gruppo lo ricorda come uno che “c’è sempre stato”, puntuale a ogni riunione e capace di portare con sé un “generoso entusiasmo” che contagiava gli altri volontari -2. E poi c’era la bicicletta, una passione viscerale, inseguita fin da ragazzino quando pedalava su e giù per le colline, e che da qualche anno era diventata anche un impegno sportivo: tesserato con lo “Speedy Bike Gravity Team” di Capezzano, amava partecipare alle gare amatoriali di enduro con la sua mountain bike, e anche in quel contesto, come testimoniano i compagni di squadra, lasciava il segno con quel suo modo di fare allegro e spensierato, una leggerezza che però non gli impediva di essere serio e impegnato quando si trattava di aiutare il prossimo o di fare bene il proprio dovere -2.

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