Tim centra il quarto obiettivo consecutivo, per gli azionisti in arrivo un buyback e un dividendo da mezzo miliardo
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Redazione Economia
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C’è un dato, nei conti appena diffusi da Tim, che l’amministratore delegato Pietro Labriola tiene a sottolineare con particolare enfasi davanti alla comunità finanziaria: per il quarto anno di fila, un traguardo che nella storia recente del gruppo non si era mai visto, i risultati sono risultati perfettamente in linea con le previsioni annunciate. Una precisione chirurgica, quella messa a segno dalla società, che chiude il 2025 con ricavi consolidati in crescita del 2,7 per cento, attestandosi a 13,7 miliardi di euro, e un margine operativo lordo (EBITDA) dopo il leasing in aumento del 6,5 per cento a 3,7 miliardi -2. A trainare questa performance, come ormai accade da diversi trimestri, sono stati i due storici motori dell’operatore: il mercato domestico, dove i ricavi sono saliti a 9,5 miliardi, e la filiale brasiliana, che ha confermato il suo ruolo di asset strategico con una crescita del fatturato particolarmente vivace, nell’ordine del 4,6 per cento, contribuendo in modo sostanziale al risultato complessivo -2.
Forti di questi numeri, che certificano la solidità del percorso intrapreso dopo la complessa operazione di sro e vendita della rete fissa al consorzio guidato da Kkr, i vertici della società hanno potuto alzare il velo sulle novità più attese dal mercato, quelle relative alla remunerazione degli azionisti. Se il 2026 sarà caratterizzato da un piano di riacquisto di azioni proprie (buyback) da 400 milioni di euro, legato in larga parte ai proventi della cessione di Sparkle – la società attiva nei cavi sottomarini la cui vendita dovrebbe chiudersi entro la prossima primavera – è per l’esercizio successivo che arriva l’impegno più significativo -4-6. Labriola ha infatti promesso un dividendo cash da 500 milioni di euro, il cui pagamento è previsto nella primavera del 2027. Una cifra, quest’ultima, che rappresenterebbe circa il 70 per cento dell’Equity Free Cash Flow After Lease generato nel 2026, al netto di alcune voci come il canone di concessione e i dividendi destinati alle minoranze di Tim Brasil -2-6.
Il percorso di risanamento e rilancio, dunque, sembra aver superato uno snodo cruciale. La fotografia scattata dai conti 2025 mostra un gruppo che ha imparato a navigare con disciplina in un contesto macroeconomico che resta complesso, specialmente per quanto riguarda i consumi delle famiglie italiane. La generazione di cassa nell’ultima parte dell’anno è stata robusta, con un Equity Free Cash Flow After Lease che nel solo quarto trimestre ha superato i 700 milioni di euro, portando l’indebitamento finanziario netto rettificato After Lease del gruppo a scendere sotto la soglia dei 6,9 miliardi a fine dicembre -2. Un alleggerimento del debito che potrà beneficiare, nel corso del 2026, anche di una iniezione di liquidità extra: la Corte di Cassazione, con una sentenza dello scorso dicembre, ha infatti confermato il diritto di Tim alla restituzione del canone concessorio relativo al 1998, un risarcimento da circa un miliardo di euro che andrà a influenzare positivamente la posizione finanziaria netta -2-4.
La conferma degli obiettivi 2026 e la nuova struttura del capitale
Guardando al futuro immediato, il management ha provveduto a confermare i target per l'esercizio in corso, prevedendo una crescita dei ricavi di gruppo compresa tra il 2 e il 3 per cento e un aumento dell'EBITDA After Lease tra il 5 e il 6 per cento -4-5. Una guidance che ricalca sostanzialmente le ambizioni del piano a medio termine e che, secondo le parole dello stesso Labriola, è la testimonianza più chiara della coerenza e della qualità dell'esecuzione strategica. Sul fronte domestico, la crescita dei ricavi è attesa tra l'uno e il due per cento, mentre la redditività operativa dovrebbe aumentare di circa quattro punti percentuali -4.
Parallelamente agli annunci sui dividendi, il consiglio di amministrazione ha deliberato di proporre alla prossima assemblea del 15 aprile 2026 un raggruppamento delle azioni ordinarie nel rapporto di una nuova ogni dieci esistenti. Un'operazione, questa, che segue la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie e che mira a ridurre la volatilità del Titolo, rendendolo potenzialmente più appetibile per nuove categorie di investitori istituzionali e andando a snellire la complessiva struttura del capitale sociale -2-4-7. La riduzione della volatilità e un profilo azionario più lineare sono del resto elementi che il mercato valuta con attenzione, specialmente in una fase in cui la società, dopo anni di speculazioni e ristrutturazioni, prova a presentarsi come un operatore più solido e prevedibile. Per il secondo semestre dell'anno, inoltre, è già stata annunciata l'organizzazione di un Capital Markets Day, durante il quale verrà illustrato il nuovo piano industriale, un appuntamento che dovrà fare luce anche sulle possibili sinergie con Poste Italiane e su altri dossier industriali al momento in fase di valutazione -4.




