Tim chiude il 2025 con ricavi a 13,7 miliardi, ebitda in crescita e debito in calo. Il cda vara un buy-back da 400 milioni e detta la linea per il 2026
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Redazione Economia
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Il consiglio di amministrazione di Tim, riunitosi nella giornata di ieri, 24 febbraio 2026, sotto la presidenza di Alberta Figari, ha messo nero su bianco i dati preconsuntivi relativi all’esercizio appena concluso, fotografando un gruppo che per il quarto anno consecutivo centra tutti i target annunciati al mercato. I numeri, si legge nella nota diffusa dalla società, disegnano un perimetro industriale e finanziario ormai stabilizzato, frutto di quella riorganizzazione avviata nel 2022 che oggi permette all’azienda guidata dall’amministratore delegato Pietro Labriola di guardare con rinnovato ottimismo al futuro immediato. I ricavi totali si attestano a 13,7 miliardi di euro, facendo registrare un incremento del 2,7 per cento rispetto all’anno precedente, mentre l’ebitda after lease – indicatore che sconta gli effetti dei leasing – sale a 3,7 miliardi, segnando un più 6,5 per cento che testimonia il miglioramento della redditività operativa.
Analizzando nel dettaglio le performance delle singole aree, emerge come il mercato domestico abbia contribuito con 9,5 miliardi di euro, in crescita dell’1,9 per cento, mentre la controllata brasiliana ha messo a segno un balzo del 4,6 per cento, portando a casa ricavi per 4,2 miliardi. Una menzione particolare, all’interno di questo scenario, la merita Tim Enterprise, che con i suoi 3,5 miliardi di ricavi totali e un incremento del 7 per cento conferma il proprio ruolo di traino per l’intero gruppo, forte di una crescita nei servizi che dura ormai da quattordici trimestri consecutivi e di un comparto cloud che, anche grazie al contributo del Polo Strategico Nazionale, vede aumentare i propri ricavi del 24 per cento su base annua. Sul versante opposto, Tim Consumer segna una lieve flessione dello 0,9 per cento, con ricavi pari a 6 miliardi, un dato che sconta la normalizzazione dei volumi nel settore wholesale ma che non impedisce al gruppo di mostrare una sostanziale tenuta complessiva.
Debito in riduzione e cassa in aumento, gli effetti della nuova struttura finanziaria
Il primo esercizio completo nel nuovo assetto, caratterizzato da una minore intensità di capitale e da una struttura societaria semplificata, porta con sé benefici tangibili sul fronte dell’indebitamento e della generazione di cassa. Il debito netto rettificato after lease scende a 6,9 miliardi di euro, con un rapporto di leva finanziaria che si attesta sotto quota 1,9 volte, un livello che la dirigenza ritiene ormai sostenibile e in linea con gli standard del settore. La generazione di cassa, misurata dall’equity free cash flow after lease, supera i 700 milioni di euro nel solo quarto trimestre, un risultato che supera le previsioni degli analisti e che dimostra come la macchina operativa stia funzionando a regime. A ciò si aggiunga la sentenza della Corte di Cassazione dello scorso 19 dicembre, che ha confermato la restituzione del canone concessorio relativo al 1998 per circa un miliardo di euro: pur non avendo effetto sulla posizione finanziaria netta del 2025, questo importo troverà positiva allocazione nei conti del 2026, rafforzando ulteriormente la struttura patrimoniale.
Un buy-back da 400 milioni e il raggruppamento azionario per premiare gli investitori
Proprio sulla scorta di questi risultati, e in attesa del closing della cessione di Sparkle previsto per la seconda metà dell’anno, il cda ha deliberato di proporre all’assemblea degli azionisti convocata per il prossimo 15 aprile un programma di acquisto di azioni proprie fino a un massimo di 400 milioni di euro, per un totale non superiore a 700 milioni di azioni ordinarie, corrispondenti a circa il 3,3 per cento del capitale sociale. L’operazione, che rappresenta la prima forma di remunerazione per gli azionisti dopo la sospensione del dividendo decisa nel 2022, è subordinata al perfezionamento della vendita della unità cavi sottomarini e rientra in quella politica di reward che la società aveva preannunciato al mercato. Contestualmente, il consiglio ha dato il via libera alla proposta di un raggruppamento delle azioni ordinarie nel rapporto di una nuova azione ogni dieci esistenti: un intervento tecnico, questo, pensato per ridurre la volatilità del Titolo e per attrarre quelle classi di investitori istituzionali che tendono a preferire quotazioni meno frazionate, in attesa della conversione delle azioni di risparmio già approvata dalle assemblee dello scorso 28 gennaio.
Le previsioni per il 2026 tra crescita organica e sinergie con Poste Italiane
Guardando avanti, la guidance per l’esercizio in corso disegna uno scenario di crescita moderata ma costante. I ricavi di gruppo sono attesi in aumento tra il 2 e il 3 per cento, con la componente domestica che dovrebbe crescere tra l’1 e il 2 per cento partendo dai 9,5 miliardi del 2025. L’ebitda after lease è stimato in miglioramento tra il 5 e il 6 per cento, mentre gli investimenti, i cosiddetti capex, sono previsti al di sotto del 14 per cento dei ricavi, segno di una maggiore disciplina nella allocazione del capitale. Particolare attenzione viene posta sull’equity free cash flow after lease, che dovrebbe attestarsi intorno a 1,8 miliardi nel 2026, comprensivo del già citato risarcimento sul canone concessorio. Per quanto riguarda la remunerazione degli azionisti, la politica annunciata prevede una distribuzione pari a circa il 70 per cento del free cash flow generato, al netto degli effetti del canone e dei dividendi spettanti alle minoranze di Tim Brasil, con la concreta possibilità che nel secondo semestre venga organizzato un capital markets day per illustrare al mercato il nuovo piano industriale, quello che dovrà tenere conto anche dei dossier in corso di valutazione, compresa la definizione del perimetro di sinergie con Poste Italiane.
Description: Tim chiude il 2025 con ricavi a 13,7 mld e debito in calo a 6,9 mld. Approvato buy-back da 400 milioni. Guidance 2026: crescita ricavi tra 2 e 3%.




