Mosca colpisce da est a ovest, mentre Kiev riceve nuove armi dagli Usa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Quasi seicento droni e venticinque missili da crociera hanno sfrecciato nel cielo ucraino durante l’ennesima notte di bombardamenti a tappeto, lasciando dietro di sé almeno sette morti e oltre venti feriti tra Sumy, Dnipropetrovsk, Kharkiv, Kiev e Leopoli. Da est a ovest, nessuna tregua per i civili, costretti a fare i conti con interruzioni continue di elettricità e gas, nonostante il caldo estivo. La Polonia e altri Paesi della Nato nell’Europa centro-orientale hanno fatto decollare i caccia per intercettare eventuali sconfinamenti, mentre il Cremlino, incurante delle condanne internazionali, continua a “allargare” la guerra, colpendo persino i soccorritori con micidiali mini-droni.

Nei campi del sud, dove la lavanda di luglio tinge ancora di viola i terreni disseminati di bossoli e “mine petalo”, l’aria si è fatta presto irrespirabile. Al terzo colpo di cannone, il cielo è diventato una coltre livida, solcata dal fumo acre dello zolfo. Intanto, mentre si attendono le reazioni di Trump — che ha promesso di “prendere per il bavero” Putin —, Mosca ha scatenato un nuovo sciame di droni: 597 modelli militari, 258 a elica e 26 missili lanciati da cinque bombardieri partiti dalle basi russe sul Caspio.

Quella che gli esperti definiscono ormai “dottrina dei droni russa” si traduce in un stillicidio quotidiano di ordigni a basso costo, sganciati senza sosta su infrastrutture industriali e obiettivi civili. Una strategia che, pur non essendo sofisticata, si rivela efficace nel saturare le difese ucraine, seminando terrore e paralizzando la produzione bellica.

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