Allergie ai pollini, le novità terapeutiche. L’esperto: “Diagnosi molecolari di precisione e terapie mirate”
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Redazione Salute
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Con l’arrivo della primavera, periodo tradizionalmente complicato per chi ha a che fare con riniti e congiuntiviti stagionali, la gestione delle allergie pediatriche diventa una priorità per la salute dei più piccoli. Chi soffre di queste patologie – e non è certo un numero trascurabile – puntualmente segue i bollettini settimanali sull’andamento dei pollini, quasi come fossero previsioni del tempo. In Toscana, il sito dell’Arpat traccia l’andamento delle concentrazioni giornaliere di tali pollini, misurate nelle stazioni aerobiologiche di Firenze, Grosseto, Arezzo e Siena: un monitoraggio capillare che, va detto, fornisce dati utili ma non sempre traducibili in strategie preventive efficaci per i soggetti più sensibili.
L’impatto di smog e fumo sulla congiuntivite allergica
Non soltanto i pollini, però, a rendere lacrimosi e irritati gli occhi in questa stagione. Di recente, sulla rivista “Life”, è stata pubblicata una revisione sugli effetti negativi dello smog e del fumo di sigaretta per la superficie oculare. Nel caso di occhi già allergici – quindi in uno stato di infiammazione subclinica – l’esposizione a inquinanti atmosferici come il particolato fine e alle sostanze irritanti presenti nelle sigarette (tradizionali e non) può ulteriormente aggravare il quadro clinico. Il risultato? Un peggioramento della congiuntivite, con bruciore, rossore e lacrimazione che si sommano ai classici sintomi primaverili. Inquinanti atmosferici, pollini ed esposizioni indoor (pensiamo agli acari o ai composti organici volatili) rappresentano elementi cruciali nell’insorgenza o nel peggioramento dei sintomi oculari allergici, come segnala anche l’Associazione Italiana Medici Oculisti, basandosi sui risultati di un ampio studio pubblicato di recente.
Cambiamenti climatici e stagione dei pollini prolungata
C’è poi un altro fattore, strutturale e forse meno evidente, che incide sulla durata e sull’intensità delle allergie. La siccità, le temperature sempre più alte, le violente ondate di maltempo – effetti ormai evidenti del riscaldamento globale – stanno prolungando in tutta Europa la stagione dei pollini. Di conseguenza, si allunga anche il periodo durante il quale chi è allergico deve fare i conti con starnuti, asma e congiuntivite. L’università di Heidelberg, in Germania, da anni osserva e studia questo fenomeno che interessa milioni di persone nel nostro continente: un ulteriore indicatore – tra i tanti – dello stato di salute dell’ambiente che ci circonda, e non certo rassicurante. Le piante rilasciano il loro polline per più settimane consecutive, e le concentrazioni raggiungono picchi sempre meno prevedibili.
Diagnosi molecolari e terapie mirate secondo l’esperto
Di fronte a un quadro così complesso, dove fattori ambientali e climatici si intrecciano, le novità terapeutiche vengono incontro a pazienti e medici. L’esperto interpellato parla chiaramente di “diagnosi molecolari di precisione e terapie mirate”. Tradotto: non più semplici prick test generici che indicano un’allergia ai graminacei o alle parietarie, ma analisi in grado di identificare la singola proteina allergenica responsabile dei sintomi. Questo approccio, già utilizzato in diversi centri specialistici, consente di personalizzare l’immunoterapia (le cosiddette “vaccinazioni” antiallergiche) con una precisione impensabile fino a pochi anni fa. Una svolta, se si considera che molte reazioni crociate tra pollini e alimenti – come la sindrome orale – derivano proprio dalla somiglianza molecolare tra alcune proteine. Senza una diagnosi di questo tipo, si rischia di trattare l’allergia in modo approssimativo, con antistaminici e corticosteroidi che tamponano i sintomi ma non modificano il decorso della malattia.




