Alessandro Michele porta le lucciole di Pasolini a Valentino, una collezione come atto di resistenza
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Alessandro Michele, che ha recentemente assunto la direzione creativa di Valentino, ha presentato a Parigi una collezione che travalica i confini del puro fatto estetico per farsi atto di resistenza culturale. Il suo racconto per la Primavera/Estate 2026, un’antologia di forme e suggestioni, prende le mosse da una lettera di Pier Paolo Pasolini, figura a cui la sfilata è interamente dedicata nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa.
La metafora delle lucciole
Michele, attingendo al pensiero del poeta e cineasta, ha scelto la metafora delle lucciole, da Pasolini utilizzata per descrivere la scomparsa della bellezza e di certi valori umani sotto i colpi di una modernità violenta e omologante. Quella luce intermittente e tenace, che sembrava estinta, diventa così il simbolo di una gracile ma ostinata vitalità, capace di sopravvivere alle complessità storiche più buie. La collezione si configura, pertanto, non come una semplice successione di abiti, bensì come una riflessione articolata sul potere salvifico dell’estetica.
Una passerella che riflette il suo tempo
In un sistema moda che spesso opera in una bolla di autoreferenzialità, il gesto di Michele spicca per coraggio e una sensibilità non comune. La Paris Fashion Week, con il suo consueto corollario di eventi e di esibizione di opulenza, può infatti risultare stridente in un contesto globale segnato da tensioni e conflitti. Tuttavia, l’operazione di Valentino dimostra che è possibile, e forse necessario, tentare una via differente, facendo della passerella una piattaforma per un pensiero che, senza pretese di risolvere le contraddizioni, sceglie comunque di prenderne atto e di affrontarle.
Abiti che incarnano un conflitto
Gli abiti, bellissimi e drammatici, incarnano fisicamente questo conflitto. Michele ha lavorato su una bellezza che non è mai semplice ornamento, ma che porta i segni di una profonda consapevolezza. Tessiture che ricordano il guizzare delle lucciole nel buio, silhouette che uniscono una classica magnificenza a una certa inquietudine contemporanea, e una palette cromatica che gioca sui contrasti tra luce e ombra: tutto concorre a costruire un immaginario in cui la fragilità diventa forza. È una moda che, pur nella sua straordinaria fattura, non chiede di essere ammirata in un vuoto idilliaco, bensì di essere interpretata come una risposta, personale e collettiva, alla minaccia dell’ottundimento.
La bellezza come pratica di libertà
Quella di Michele, in definitiva, è una consacrazione della bellezza intesa come pratica di libertà. Una bellezza da nutrire e proteggere, proprio come le lucciole di Pasolini, oltre qualsiasi oscurità. La sfilata, evitando il tono della protesta esplicita per abbracciare quello, più sottile e forse più duraturo, della proposta poetica, si distingue nettamente nel panorama corrente. Afferma, con i suoi mezzi, che la ricerca del bello, quando è autentica e profondamente sentita, può essa stessa essere una forma di resistenza.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
