Il nodo delle basi siciliane nella crisi con l’Iran: da Sigonella volano i droni che hanno preparato gli attacchi sull’isola di Kharg

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’escalation militare in Medio Oriente, con gli Stati Uniti e Israele impegnati in operazioni contro l’Iran, ha proiettato il territorio italiano, e la Sicilia in particolare, al centro di una complessa rete logistica e di intelligence. La base aeronavale di Sigonella, struttura della Marina militare statunitense in territorio italiano, si è rivelata un nodo nevralgico per le attività di ricognizione che hanno preceduto e supportato i recenti attacchi contro postazioni iraniane. La scorsa settimana, un drone MQ-4C Triton dell’US Navy è decollato dalla pista siciliana per dirigersi verso l’isola di Kharg, il principale terminal petrolifero iraniano nel Golfo Persico, dove circa il novanta per cento delle esportazioni di greggio di Teheran viene imbarcato. La missione del velivolo senza pilota – uno dei più avanzati nel suo genere con un’autonomia di volo che può superare le ventiquattr’ore e un raggio d’azione che gli consente di operare a quote elevate per lunghi periodi – aveva lo scopo di acquisire informazioni dettagliate sugli accessi marittimi e sulle difese nemiche, dati che successivamente sono stati utilizzati dagli Stati Uniti per condurre l’offensiva.

Non si è trattato di un episodio isolato. Nelle ore successive, la Marina americana ha messo in atto una doppia missione strategica che ha visto coinvolti nuovamente il drone Triton, intento a sorvolare le acque del Golfo Persico per monitorare i movimenti navali, e un Boeing P-8A Poseidon, aereo da pattugliamento marittimo anch’esso partito da Sigonella. Quest’ultimo, dopo aver attraversato il Mediterraneo e sorvolato l’Egitto, si è spinto fino al Mar Rosso con destinazione la penisola arabica, con ogni probabilità diretto verso la base aerea di Al Udeid in Qatar o in Bahrein per rinforzare le capacità di sorveglianza americane nella regione. La simultaneità di questi movimenti sottolinea, secondo gli analisti di Itamilradar, come l’asse logistico che collega le basi europee ai punti caldi del Medio Oriente sia divenuto un tassello fondamentale nell’architettura bellica statunitense.

Questa centralità operativa ha inevitabilmente riacceso il dibattito politico a Roma, con particolare riferimento al ruolo che le infrastrutture militari italiane – e quelle siciliane come Sigonella, il centro Muos di Niscemi o l’aeroporto di Trapani-Birgi – possono giocare in un conflitto che vede coinvolti alleati storici. Il governo, per bocca del ministro della Difesa Guido Crosetto, ha ribadito che l’utilizzo delle basi avviene nel pieno rispetto degli accordi bilaterali e NATO, a partire dal NATO SOFA del 1951 e dal Bilateral Infrastructure Agreement del 1954, aggiornato nel corso dei decenni. La linea rossa, è stato spiegato, riguarda l’attività cosiddetta “cinetica”, ovvero i bombardamenti: per azioni di questo tipo sarebbe necessaria una richiesta esplicita da parte di Washington e una conseguente autorizzazione da parte dell’esecutivo italiano. Le missioni di sorveglianza, intelligence e ricognizione, rientrando nella casistica delle operazioni non cinetiche, non richiederebbero invece alcuna consultazione preventiva, muovendosi gli americani in autonomia gestionale all’interno delle proprie basi.

La deputata del Movimento 5 Stelle Ida Carmina ha duramente attaccato questa interpretazione, presentando un’interrogazione parlamentare e chiedendo al governo di fare chiarezza sull’effettivo coinvolgimento del Paese. La sua preoccupazione, condivisa da altre voci dell’opposizione, è che infrastrutture come il terminal di Sigonella o il sistema satellitare MUOS di Niscemi – essenziale per le comunicazioni militari globali degli Stati Uniti – possano di fatto rendere l’Italia un obiettivo indiretto in caso di ritorsioni da parte dell’Iran o dei suoi alleati nella regione. Carmina ha citato esplicitamente anche l’aeroporto di Trapani-Birgi, chiedendo che non venga concesso alcun utilizzo strategico che possa aggravare la posizione dell’Isola in questo frangente. Il governo, dal canto suo, attraverso le comunicazioni alle Camere dei ministri Crosetto e Tajani, ha cercato di circoscrivere il pericolo, limitandosi a ribadire la conformità delle operazioni alle normative vigenti e la mancanza, al momento, di richieste formali per un impiego bellico diretto. Tuttavia, l’intensificarsi dei voli da Sigonella e il ruolo cruciale giocato dai suoi droni nell’acquisire gli obiettivi poi colpiti rendono il confine tra supporto logistico e partecipazione sostanziale al conflitto sempre più labile, ponendo interrogativi che il Parlamento è chiamato ad affrontare.

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