Stellantis torna indietro sul diesel, la strategia del gruppo dopo l’era Tavares

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Qualcosa si muove nelle viscere del colosso Stellantis, e non si tratta solo dell’ennesimo annuncio legato all’elettrificazione, bensì di un silenzioso quanto significativo ritorno alle origini per quanto concerne la propulsione a gasolio. Negli ultimi mesi del 2025, infatti, e con maggior vigore in questo inizio 2026, il gruppo guidato da Antonio Filosa ha iniziato a reintrodurre motori diesel in cataloghi che sembravano averli definitivamente archiviati, optando per quella che i comunicati ufficiali definiscono una maggiore libertà di scelta per la clientela, ma che gli analisti del settore leggono come una correzione di rotta pragmatica dopo aver forse forzato troppo la mano con il tutto elettrico -1-5.

La mossa, passata quasi in sordina rispetto ai fasti delle presentazioni delle novità a batteria, è stata confermata dalla stessa azienda in risposta a ricostruzioni stampa che parlavano di una "silenziosa resurrezione" del diesel. Stellantis, da parte sua, precisa di essere ancora "pienamente impegnata nell'elettrificazione" – e del resto i circa trenta nuovi prodotti lanciati in Europa tra il 2025 e il 2026, nella maggior parte dei casi con varianti BEV e ibride, lo testimoniano – ma allo stesso tempo ammette di aver deciso di ampliare l'offerta di propulsori, continuando la produzione di motorizzazioni a gasolio su modelli chiave come DS7, Alfa Romeo Tonale, Giulia e Stelvio, e reintroducendole su vetture che ne erano rimaste prive, come la Peugeot 308, l'Opel Astra e la DS 4 -1-5.

Il ritorno del BlueHDi sulle compatte e il segmento dei van

Il segnale più evidente di questo cambiamento di passo si tocca con mano soprattutto nel segmento dei cosiddetti ludospazi e dei veicoli commerciali derivati. Prendiamo il caso della Citroën Berlingo, da tempo disponibile solo in versione elettrica e ora aggiornata con l’introduzione a listino del motore 1.5 BlueHDi da 100 cavalli, abbinato a un cambio manuale e proposto a prezzi promozionali che partono da 23.900 euro -2-3. Una mossa, questa, che affianca la rinascita a gasolio di gemelle tecniche come la Opel Combo, la nuova incarnazione del Fiat Professional Qubo L e la Peugeot Rifter, a dimostrazione di come la piattaforma multi-energia del gruppo permetta di adattare l’offerta in base alla domanda effettiva e non solo alle spinte normative -1-10.

Non si tratta, però, di una semplice operazione nostalgia. Il mercato dei veicoli commerciali leggeri, va ricordato, non ha mai realmente abbandonato il diesel: parliamo di un comparto dove il gasolio rappresenta ancora circa l'80% delle vendite di nuovi veicoli in paesi come la Francia, e Stellantis detiene una fetta importante di questa torta grazie alle sinergie tra i marchi -3. Abbandonare completamente il diesel in questo settore avrebbe significato lasciare campo libero alla concorrenza, motivo per cui l’azienda ha chiarito che non ci saranno cambiamenti nella strategia per i veicoli commerciali leggeri, mantenendo saldamente il diesel in portafoglio accanto alle versioni elettriche -1.

I numeri di un declino e la finestra di mercato

Certo, i numeri raccontano di un mercato dell’auto che ha voltato le spalle al diesel. Se dieci anni fa, prima dello scoppio del Dieselgate, si viaggiava oltre il 50% di quota in Europa, oggi la motorizzazione a gasolio per le autovetture nuove arranca intorno a percentuali a una cifra: in Italia si attesta attorno al 15%, mentre in Francia si parla del 3-5% e a livello continentale si scende fino al 7,7% -4-9. Le elettrificate, nel frattempo, hanno preso il sopravvento, con una quota del 17,4% per le 100% elettriche -10. Eppure, nonostante questo tracollo, Stellantis ha scelto di reinvestire su una tecnologia che sembrava destinata all’estinzione.

La ragione profonda di questa scelta affonda le radici in due fattori concomitanti. Il primo è di natura industriale e finanziaria: il gruppo ha recentemente registrato pesanti svalutazioni per oltre 22 miliardi di euro, legate proprio a una revisione al ribasso delle ambizioni elettriche, ammettendo di aver sovrastimato la velocità della transizione -4-7-8. Il secondo è di natura competitiva: il diesel, oggi, rappresenta una sorta di "zona franca" dalla concorrenza cinese. I costruttori della Cina, infatti, stanno puntando tutto su elettrico e ibrido plug-in, trascurando completamente il gasolio; per Stellantis, poter offrire una motorizzazione che i competitor asiatici non hanno diventa un argomento di vendita non trascurabile, soprattutto in un frangente in cui i listini dell'elettrico restano proibitivi per molte fasce di clientela -2-6-10.

Un nuovo corso tra pragmatismo e mercato

L’abbandono dell’approccio "elettrico puro e duro", che aveva caratterizzato la gestione dell’amministratore delegato Carlos Tavares, uscito di scena alla fine del 2024, appare ormai completo. La nuova amministrazione sembra voler seguire una strategia multi-energia che tenga conto delle differenti sensibilità dei mercati e delle effettive possibilità di spesa dei consumatori. Non si tratta di rinnegare la sostenibilità, ma di perseguirla con mezzi diversi, offrendo motorizzazioni ibride, elettriche e, appunto, diesel a seconda delle necessità.

La conferma che non si tratta di un fuoco di paglia arriva anche dall’allargamento dell’offerta a modelli di volume come la Peugeot 308 e la Opel Astra, per i quali il ritorno del diesel è stato deciso proprio in virtù di una "domanda sostenuta dei clienti", una locuzione che nei comunicati aziendali compare più volte -1-5. Insomma, se l’Europa aveva tracciato una rotta precisa verso il 2035, i numeri delle vendite e le difficoltà economiche stanno suggerendo ai costruttori, e Stellantis è solo il più grosso e visibile tra questi, che la strada potrebbe essere più lunga del previsto e che fermarsi è talvolta più saggio che correre dritti verso un vicolo cieco.

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