Decaro e il rebus Emiliano, faccia a faccia per la giunta pugliese mentre la sanità arranca

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Redazione Interno Redazione Interno   -   In queste ore si consuma, tra le mura del palazzo presidenziale di lungomare Nazario Sauro, il faccia a faccia che potrebbe sciogliere l’ultimo, resistente tormentone della politica regionale. Antonio Decaro, neo presidente della Puglia, e il suo predecessore Michele Emiliano si confrontano per definire un ruolo – se ci sarà – dell’ex governatore nella giunta attesa entro un giorno o due. Una trattativa condotta nel massimo riserbo, che non lascia trapelare nulla né tra i papabili assessori né tra i segretari dei partiti, tutti in attesa di una chiamata che tarda ad arrivare. Emiliano, che durante la proclamazione ha già sostanzialmente dichiarato la sua disponibilità, non sembra però orientato ad accontentarsi di un incarico meramente simbolico, ponendo piuttosto sul tavolo della discussione temi concreti come lo sviluppo economico e la gestione delle crisi industriali, in vista di un futuro passaggio nazionale.

Il silenzio di palazzo e la posta in gioco

Il via libera formale dell’ufficio elettorale centrale alla composizione del nuovo Consiglio regionale ha di fatto spinto la macchina verso il momento delle decisioni irrevocabili, concentrando l’attenzione su quell’unica, grande domanda che circola ormai da settimane. Se i pronostici, privi di conferme ufficiali, tendono verso un esito positivo per Emiliano, restano due incognite di non poco conto che solo Decaro può risolvere: la sua effettiva volontà di includere il predecessore nell’esecutivo e, soprattutto, la definizione delle deleghe che ne determinerebbero l’effettivo peso politico. Un equilibrio delicato, che va costruito evitando sia l’effetto-magnete di una personalità ingombrante, sia il rischio di un’esclusione percepita come uno spreco di esperienza.

L’altro fronte: la crisi del servizio sanitario

Mentre la politica gioca le sue carte nel chiuso degli uffici, fuori dai palazzi la quotidianità dei pugliesi fa i conti con un sistema sanitario in evidente cortocircuito. Un malessere strisciante, che ora emerge in tutta la sua portata, mostrando due criticità parallele e ugualmente gravi. Da un lato, gli esami classificati con priorità “U” – urgente – che dovrebbero essere espletati entro un massimo di settantadue ore, si scontrano invece con liste d’attesa talmente dilatate da trasformare un diritto in una specie di lotteria, costringendo i cittadini a un’attesa snervante e potenzialmente pericolosa. Dall’altro, si registra la preoccupante assenza di medici nei pronto soccorso, con reparti che faticano a garantire la continuità assistenziale e che rischiano di lasciare scoperti i pazienti nei momenti di maggior bisogno.

Un doppio binario per la nuova amministrazione

Il governatore Decaro si trova dunque ad affrontare un doppio binario di urgenze, entrambe impegnative. Da una parte, la necessità di chiudere la partita della squadra di governo, compreso il nodo Emiliano, per dare stabilità e operatività politica alla Regione dopo un periodo di transizione. Dall’altra, l’obbligo non rinviabile di intervenire con determinazione sul fronte sanitario, dove i ritardi diagnostici e le carenze di organico minano la fiducia dei cittadini e, soprattutto, la loro salute. Due dossier che richiedono scelte rapide e ben ponderate, perché l’efficacia dell’azione amministrativa si misurerà presto tanto sulla capacità di comporre gli equilibri di potere, quanto su quella di rispondere a bisogni essenziali e non più eludibili.

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